La cèntina segnata di rosso la prese il capomaestro in sul corpo di tutta la vôlta. Dipoi come si cominciò appressare al mezzo tondo, che è nel colmo di detta vôlta, s'accorse dell'errore che facea detta cèntina, come si vede qui nel disegno, che con una cèntina sola si governava, dove ànno a essere infinite, come son qui nel disegno le segnate di nero. Con questo errore è ita la vôlta tanto innanzi, che s'à disfare un gran numero di pietre, perchè in detta vôlta non ci va nulla di muro, ma tutto trevertino; e il diametro de' tondi senza la cornice che gli recigne è ventidue palmi. Questo errore, avendo il modello fatto appunto, com'io fo d'ogni cosa,[488] ma è stato per non vi potere andare spesso per la vechiezza: e dove io credetti che ora fussi finita detta vôlta, non sarà finita in tutto questo verno: e se si potesse morire di vergognia e dolore, io non sarei vivo. Pregovi raguagliate il Duca, perchè non sono ora a Firenze:[489] benchè più altre cose mi tengono che io non le posso scrivere.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Di Roma, (17) d'agosto 1557.
CDLXXXIV.
A messer Giorgio Vasari in Firenze.
Messer Giorgio. — Perchè sia meglio inteso la difficultà della vôlta ch'io mandai disegnata, ve ne mando la pianta, che non la mandai allora, cioè detta vôlta, per osservare il nascimento suo insino di terra. È stato forza dividerle in tre vôlte, in luogo delle finestre da basso divise da pilastri, come vedete che vanno piramidati al mezzo tondo del colmo della vôlta, come fa il fondo e' lati della vôlta. Ancora e' bisognia governarle con un numero infinito di cèntine, e tanto fanno mutazione e per tanti versi di punto in punto, che non ci si può tener regola ferma; e' tondi e' quadri che vengono nel mezzo de' loro fondi, ànno a diminuire e acrescere per tanti versi e andare per tanti punti, che è difficil cosa a trovarne il modo vero. Nondimeno avendo il modello, com'io fo di tutte le cose, non si doveva mai pigliare sì grande errore di volere con una cèntina sola governare tutt'a tre que' gusci; onde n'è nato, ch'è bisogniato con vergognia e danno disfare: e disfassene ancora un gran numero di pietre. La vôlta e' conci e' vani è tutta di trevertino, come l'altre cose da basso: cosa non usata a Roma.
[490]Ringrazio quanto so e posso il Duca della sua carità, e Dio mi dia grazia ch'io possa servirlo di questa povera persona, ch'altro non c'è: la memoria e 'l cervello son iti a aspettarmi altrove.
D'agosto 1557.
Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Di Roma, 28 di settembre 1558.