Ricordo come io Michelagniolo di Lodovico Simoni sendo a Carrara per mie faccende, ebbi da papa Leone che io dovessi andare insino a Roma per conto della facciata di San Lorenzo: ond'io a dì 5 di dicembre mille cinque cento sedici mi parti' da Carrara e andai al detto papa, e restato d'accordo, seco mi tornai a Carrara: e quando fui a Firenze, lasciai a Baccio d'Agnolo el disegno che avevo fatto a Roma di detta opera, che ne facessi un modello. [31 detto.] Dipoi send'io giunto a Carrara l'ultimo di dicembre sopradetto, tornato da Roma, (ebbi) adì circa otto del mese seguente [1517 8 di gennaio.], da papa Leone ducati mille d'oro, cioè ducati mille larghi, e' quali mi mandò Iacopo Salviati a Carrara per uno suo servidore chiamato Bentivoglio. Poi passato circa un mese, venni da Carrara a Firenze dua volte, come mi fu commesso, a vedere il modello che io avevo lasciato a fare al detto Baccio, e ancora venni poi un'altra volta, come mi fu scritto dal Papa per Domenico Boninsegni di Carrara, a far fare e a segnare e' fondamenti della detta facciata di San Lorenzo. E veduto all'ultimo che 'l detto Baccio non aveva saputo o voluto fare el modello secondo el mio disegno; send'io ritornato a Carrara alle mia faccende, mi fu riscritto dal Papa pel detto Domenico ch'io dovessi lasciare ogni cosa e ritornare a Firenze a far fare io el detto modello: e così feci: e parti'mi da Carrara all'ultimo d'agosto [31 d'agosto.], e feci fare el modello, e Bernardo Niccolini pagò el legname e le giornate d'un garzone che lo lavorò. Dipoi lo mandai a Roma e mandai seco un mio garzone:[519] ogni cosa a mia spese, salvo che el mulattiere non pagai io. Dipoi giunto il mulattiere a Roma col modello, ebbi lettere che io dovessi andar subito là: e così andai: ogni cosa sempre a mia spese: e giunto al Papa, restàmo di nuovo d'accordo insieme, come apparisce per dua scritte della sopradetta opera. [1518 6 di febbraio.] E dipoi a dì sei di febbraio giunsi a Firenze per andare a Carrara a dare ordine a' marmi per detta opera; e stetti a Firenze per insino a dì venticinque di febbraio 1517 [25 detto.]; el qual dì ebbi da papa Leone per le mani di Iacopo Salviati ducati ottocento d'oro larghi.
1517 25 d'aprile.
Ricordo[520] come Michelagnolo comperò da Lotto da Carrara una pietra che è grossa per ogni verso 4 braccia, cioè a Sponda, e detteliene 10 ducati e io per lui Piero Urbano da Pistoia liene contai in bottega di Bernardino del Berrettaio, presente lui, Bernardino e Lazero di Petorso da Carrara amendui, cioè li contai contanti scudi dieci .... scudi 10.
5 d'agosto.
Ricordo come oggi questo dì 5 di agosto 1517, Domenico di Betto di Nardo da Torano ebbe oggi questo dì sopra scritto da Michelagnolo ducati uno per conto di bozzare certi marmi che lui à al Polvaccio, in presenzia di me Piero Urbano suo garzone: cioè ducati uno .... duc. 1.
E più dètte a dì 5 d'agosto 1517 dètte Michelagnolo a Iacopo detto Pollina da Torano ducati due per bozzare certi marmi che el detto Michelagnolo à al Polvaccio, in presenzia di Matteo di Cuccarello e di me Piero Urbano soprascritto: cioè ducati due .... duc. 2.
14 detto.
E più dètte Michelagnolo a dì 14 d'agosto al Pollina ducati uno e uno ducato a Menico di Betto di Nardo da Torano per conto di lavorare certi marmi che sono in sulla cava di Lione che li comperò da maestro Domenico fiorentino.[521]
Io Piero Urbano tengo conto de' danari che io spendo per Michelagnolo.