Item il detto signor imbasciatore, in nome come di sopra, similmente allogò a Francesco d'Amadore da Urbino, etiam presente, tutto il resto del quadro, cioè de l'ornamento di detta sepoltura, cominciata, come è detto di sopra, in San Pietro ad Vincula, con tutto il fontespitio (sic) et candellieri; il qual quadro, ornamento et opera ha da fare di ordine et comandamento del detto messer Michelangelo, et come a lui parrà et secondo il disegno che ha mandato detto messer Michelangelo a sua Excellentia, dove di sua mano è notata l'altezza et larghezza: et questo, detto Francesco ha da fare per prezzo di scudi ottocento di moneta, a iuli x per scudo: la qual'opera detto Francesco promesse aver finita in dieci mesi proximi, similmente cominciati questo dì: de' quali scudi ottocento di moneta, detto Francesco confessò avere avuto trecento in più partite per mano del medesimo messer Michelangelo, et il resto ha ricevuto in una poliza over cedula del bancho di messer Silvestro da Montauto et compagni, per averli alla giornata, secondo andrà lavorando, di ordine et per poliza del detto messer Michelagnolo et sottoscritta di mano del prefato signor imbasciadore. Et più il detto Francesco si obligò et promesse che detto messer Michelagnolo ritoccherà la faccia della statua di papa Iulio che è in su l'opera et quella de' Termini, secondo che ad esso messer Michelangelo parrà stia bene. Et ancho detto Francesco da Urbino si obligò condurre et far condurre a sue proprie spese le cinque statue che vanno in detta sepoltura, da casa del detto messer Michelangelo dove sonno, in su detta opera, dove hanno a stare, per prezzo di scudi cinquanta simili di moneta, quali dicano già essere depositati come di sopra, per averli detto Francesco quando egli arrà condotte e poste dette statue a luogo loro. Li quali maestro Raphaello, messer Luigi et Francesco presenti per observatione di tutto quello che di sopra è detto et scritto, si obligorno et ciaschun si obligò in forma amplissima della Camera Apostolica, da extendersi con tutte le clausule, cautele et promissioni solite et opportune; et giurorno ad sancta Dei evangelia. Le quali cose furon fatte come di sopra, in Roma, nel Consolato de' Fiorentini, presenti messer Giovanni Pandolfini cittadin fiorentino, et Giovanni Bancozzo clerico fesulano, testimoni.
Et ego Bartholomeus Cappellus de Montepolitiano, Camere Apostolice notarius et nationis florentine de Urbe cancellarius, de premissis ut supra gestis rogatus, hoc presens publicum instrumentum aliena manu fideliter scriptum, subscripsi et publicavi meis nomine et signo consuetis in fidem premissorum muniendo, requisitus.
Biblioteca Nazionale di Firenze. Roma, 6 di febbraio 1543.
LXV.
Battista di Donato Benti prende a fare dall'Urbino un'arme di marmo per la sepoltura di papa Giulio II.[621]
Sia noto a chi vedrà la presente, come Francesco da Madore (sic) da Urbino à alogato et dato a fare a Batista da Pietra Santa[622] una arme di papa Iulio II, di marmo d'un pezo, secondo il modello auto da messer Michelagnolo Buonarroti, a tutta sua spesa della fattura: solo detto Francesco da Urbino li à a dare il marmo et fargnene portare a casa sua vicino a Camposanto, et di lì, fatta che la sarà, levarla et condurla a San Pietro in Vincula a spese sua, per prezzo di scudi 36, di giuli x per scudo, di moneta vechia; detto Pietra Santa promette averla di tutto finita per tutto marzo proximo 1543.
6 febbraio 1543, in Roma.
Archivio Buonarroti. Firenze, 14 di maggio 1548.
LXVI.
Fede di Bernardo Bini di aver pagato, in nome del cardinale Aginense, a Michelangelo 3000 ducati per conto della sepoltura di papa Giulio II.