Buonarroto. — Io ò ricievuta oggi una tua, per la quale intendo come siate tutti sani: n'ò piacere assai: similmente ancora io sono sano, e stimo la cosa mia anderà bene: vero è che e' c'è delle fatiche assai; pure io sono sicuro che io non ò a correre più pericoli, nè a avere più troppe grande ispese, perchè non sono obrigato se non a darla finita dove ella è. Al Sangallo ò risposto a una sua lettera; e la lettera sarà con questa: dagniene. Vorrei che tu trovassi messere Agniolo Araudo, e gli dicessi che io non gli ò ancora risposto per non aver potuto, e che la cosa va bene; e racomandami a lui e a Tomaso comandatore.[77] Tu mi scrivi del caldo che è costà e del caro: ancora sappi che qua è stato quel medesimo, perchè poi che io ci sono, non ci è mai piovuto, altro che una volta, e ècci istati caldi che mai più credo che al mondo fussino. El vino ci è caro come costà, ma tristo quant'e' può, e similmente ogni altra cosa, i' modo che e' c'è un cativo essere, e a me par mille anni di venirne.
A dì dieci d'agosto.
Michelagniolo in Bolognia.
Archivio Buonarroti. Di Bologna, 29 di settembre (1507).
LXIX.
A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Fiorenza. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa.
Buonarroto. — Io non ò avuto tuo' lettere già più d'un mese fà: non so la cagione: però prègovi mi scriviate qualche cosa o tu o Giovansimone, e avisatemi come la fate. Io non vi scrivo spesso, perchè non ò tempo, perchè nella opera mia è cresciuta tuttavia la faccenda i' modo, che se e' non fussi la gran sollecitudine, io ci sarei ancora per sei mesi: pure stimo a Ognissanti averla finita, o poco mancherà, sollecitando com'io fo; che apena posso pigliare tempo da mangiare. State di buona voglia e abiate pazienza questo tempo, perchè la cosa anderà bene. Avisatemi come la fate. Fa' mia scusa con Sangallo del non gli scrivere e con l'Araudo, quando gli vedi. Non altro.
A dì ventino(ve) di settembre.
Michelagniolo in Bolognia.
Museo Britannico. Di Bologna, (16) di ottobre 1507.