Lasciando da parte il Montaner, che nulla dice della deliberazione del parlamento siciliano, e racconta l'ambasciata in modo assai strano, è notevole che il d'Esclot porta espressamente questo parlamento in Palermo nel tempo dell'assedio di Messina, e lo accordo generale nella esaltazione di Pietro, a proposta del capitano del popolo. Non dice la persona, nè indica l'uficio di costui in modo più particolare. Potrebbe indi supporsi che presedesse in quell'incontro al parlamento, il primo de' capitani del popolo di Palermo, Ruggiero Mastrangelo, che alla esaltazione di re Pietro ebbe, forse in merito di tal servigio, la carica di giustiziere ne' territori di Geraci, Cefalù, e Termini. Diploma dell'8 febbraio 1283, ne' Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 12.
[23] Cap. 44.
[24] Saba Malaspina, cont., pag. 378, 379.
Montaner, cap. 56.
D'Esclot, cap. 86.
[25] D'Esclot, loc. cit.
[26] Geste de' conti di Barcellona, cap. 28, loc. cit.
Montaner, cap. 54 e 57, narra assai goffamente questa ambasceria de' Siciliani, che fa venir con vele negre alle navi, in vesti negre, e dirottamente piangendo ai piè dello Aragonese, implorarlo con parole di paura e servitù. Non s'addicean certo queste abbiette dimostrazioni ai Siciliani del vespro, venuti ad offrire a Pietro una sovranità assai limitata. In fatti D'Esclot, cap. 88, presenta in ben altre sembianze gli ambasciadori, e riferisce i patti della esaltazione. Le testimonianze degli altri istorici portano anche a questo.
[27] Bart. de Neocastro, cap. 23.
Nic. Speciale, lib. 1, cap. 12 e 13.