[59] Son riferite a un di presso queste parole da Bartolomeo de Neocastro.

[60] Bart. de Neocastro, cap. 66.

[61] Bart. de Neocastro, cap. 67.

Nic. Speciale, lib. 1, cap. 25.

Saba Malaspina, cont., pag. 398.

Della partenza di Pietro da Trapani fanno seccamente menzione il d'Esclot, cap. 104, e il Montaner, cap. 76.

CAPITOLO X.

Nuovi preparamenti degli Angioini contro la Sicilia. Capitoli del parlamento di Santo Martino nel regno di Napoli. Nuove intimazioni del papa a re Pietro e a' Siciliani: bando della croce: sentenza di deposizione di Pietro dal reame d'Aragona, e altre pratiche. Aperta ribellione di Gualtiero da Caltagirone. Vittoria dell'armata siciliana su la provenzale, nel porto di Malta, il dì 8 giugno 1283, e conseguenze di essa. Pratiche del papa a sturbare il duello. Andata di re Pietro in Catalogna e a Bordeaux: esito della scena del duello. Umori dei popoli del regno di Napoli. I nostri occupano alcune terre in val di Crati. Preparamenti di una nuova impresa sopra la Sicilia. Loria assalta con l'armata il regno di Napoli. Battaglia del golfo di Napoli il 5 giugno 1284, e presura di Carlo lo Zoppo. Sollevazione della plebe in Napoli. Maggio 1283 a giugno 1284.

In questo tempo il nimico apprestossi a una seconda prova contro la Sicilia; di che s'eran maturati i disegni a corte di Roma, quando Carlo, tornato di Calabria, appresentossi al papa e a tutto il sacro collegio a chiedere aiuti[1]. Tentar doveasi il colpo nella state dell'ottantatrè, per cogliere il destro dell'assenza di Pietro. A ciò preparavansi navi e armi, men poderose che l'anno innanzi, per diffalta di moneta, e perchè faceano assegnamento maggiore sugli animi de' popoli, simulando mansuetudine quand'era tornata vana la forza. Par che in Sicilia tenessero a questo disegno, secondo l'indizio della spia presa a Geraci, i principi di controrivoluzione testè detti. Al medesimo effetto or trattavasi più solenne e larga la riforma del mal governo in terraferma. E 'l papa suscitava i nemici di Piero; spaventava gli amici; e a sviar le forze di lui, principiava a minacciare il reame d'Aragona.

Re Carlo dunque nell'andar di Roma a Parigi, era soprastato {231} alquanti dì in Marsiglia; ove al suo vicario di Provenza avea commesso che, allestite in fretta venti galee, e armatele della miglior gente di mare di tutta Provenza, mandassele in Puglia, d'aprile o di maggio al più lungo[2]: ed ei medesimo poco appresso, tornato a Marsiglia, e trovate le galee munitissime di attrezzi e armi e ciurma al doppio dell'ordinaria, aveale affidato a Guglielmo Cornut e Bartolomeo Bonvin, marsigliesi; giurando Guglielmo che darebbegli morto o prigione l'ammiraglio nimico[3]. Il principe di Salerno al tempo stesso armava nel reame di Puglia novanta tra teride e galee, che a mezzo giugno si trovassero a Reggio[4]. Abbandonato egli avea nel corso d'aprile gl'infelici alloggiamenti di Santo Martino, ove per disagio e febbri consumavasi come in atroce pestilenza la gente francese; ch'eravi anco morto con grande compianto Piero conte di Alençon, e sì scarseggiavan le vittuaglie e lo strame. Presso Nicotra sulla marina il principe s'attendò, per esser più pronto all'imbarco: otto galee fe' racconciare in quel porto; tutto intendendo al passaggio sopra la Sicilia[5]. {232} Ma prima di mutare il campo avea tenuto nelle pianure stesse di Santo Martino un solenne parlamento, del quale è mestieri qui far parola.