Invano ad aiutar questo Carlo intendea con tutto lo sforzo del pontificato, Martino, la cui vita e la morte non sarebber da istorie, se non che preoccupato da umori di nazione e di parte, e ritenendo sotto il gran manto gli antichi ossequi, proruppe ai narrati scandali, onde le due penisole bagnò di sangue, espilò tutte le chiese d'Europa, profanò l'armi della croce.

Da costui suscitato e da volgar vanità e cupidigia, Filippo {344} terzo di Francia corse oltre i Pirenei a guerra disutile e ingiusta; lasciovvi sessantamila vite d'uomini, e la sua stessa; smentì il nome d'Ardito[79] con gli smisurati preparamenti e l'esito miserando, e fatto notevol nessuno, se non furon gli ammazzamenti d'Elna e di San Filippo.

Sotto questi quattro principi, mezz'Europa s'agitò per la siciliana vendetta del vespro. Mantennela con vittoria il più debol tra loro, contro le unite forze dei tre potentissimi; tutti mancarono nel medesimo anno ottantacinque; e dalle loro ambizioni altre ambizioni, indi altri mali rinacquero. Ma la Sicilia, sciolta dal legame della comune signoria con Aragona, sola ne restò a guerreggiar contro il reame di Napoli e 'l papa; e s'ordinò con migliori leggi; e per maggiori fatti d'arme rese chiaro il suo nome.

NOTE

[1] Veg. il docum. XIV.

[2] In questo tempo stesso Carlo I e la vedova regina di Francia, fecero compromesso per le questioni insorte tra loro, intorno la eredità di Ramondo Berengario conte di Provenza. Diplomi del 10 novembre 1283, e 23 marzo 1284, negli archivi del reame di Francia, J. 511. 3.

[3] Docum. XIV.

[4] Raynald, Ann. ecc., 1283, §§. 34 e 35.

[5] Saba Malaspina, cont., pag. 394.

[6] Bolla del 27 agosto 1283, in Raynald., Ann. ecc., 1283, §§. 25 a 32; e in Rymer, Atti pubblici d'Inghilterra, tom. II, pag. 252 e seg.