Dalla Biblioteca reale di Francia, Ms. 4042, codice del secolo XIII o XIV.
Questo volume è una scelta di epistole del secol XIII, autentiche e poste a modello di stile epistolare in que’ tempi. Dopo un gran numero di lettere del cardinal Tommaso da Capua, di Pietro delle Vigne, e di altri, si trovano in continuazione tre documenti relativi alla rivoluzione del vespro siciliano. Il primo è la lettera dei Palermitani ai Messinesi, pubblicata tante volte e da me riprodotta, docum. V; segue immediatamente la bolla di Martino IV, Cogit nos temporis qualitas, pubblicata in Raynald, ec.; e immediatamente appresso il presente documento, che è la risposta a quelle intimazioni del papa. Tutto porta a crederlo autentico, come sono senza eccezione le altre epistole del volume: e anche par che sia stato seguito l’ordine cronologico nel trascriverle. Nel testo io ho sostenuto (vol. I, pag. 150), che tale audace rimostranza fu scritta per certo in Sicilia e in quel tempo: basta a leggerla per convincersi di questo. Se poi fosse stata veramente spedita alla corte di Roma, a nome del popolo siciliano, non saprei affermarlo. Ne farebber dubitare le gravi e ardite parole, che rade volle si usano negli atti pubblici; ma è probabilissimo, che vedendo il contegno del papa, e perdendo ogni speranza di placarlo, il governo repubblicano della Sicilia, o qualche privato cittadino, abbian voluto squadernargli in faccia i suoi torti con lo stesso coraggio con cui in que’ giorni si resisteva in Messina all’esercito di Carlo d’Angiò. La rimostranza sembra scritta nella state del 1282, e certamente prima della esaltazione di Pietro d’Aragona.
VIII (vi).
Excellentissimo et quamplurimum diligendo Domino E. Dei gratia, illustri Regi Angliae, Domino Yberniae, et Duci Aquitaniae, P. per eandem gratiam, Rex Arragonum, salutem et sincerae devotionis affectum.
Dilectioni Regiae praesentibus intimetur, quod nos, ante recessum nostri viatici armatae nostrae, videlicet, in quo sumus, cura proponeremus illam ad Dei servitium facere, misimus Nuncium nostrum ad summum Pontificem, ut nobis, super eodem negotio, subsidium largiretur;
Quem idem Nuncium dictus summus Pontifex, audita supplicatione nostra, timens au.... Regem Siciliae accederet, sine responsione aliqua relegavit.
Postmodum vero cura venerimus in Barbariam, ad locum, videlicet, de Altoyl, ad exaltationem fidei Cnristianae, adhibito consilio Richerhominum nobiscum eiistentium, destinavimus iterum ad dictum summum Pontificem nostrum Nuncium, super eo, videlicet, quod nobis in prosequendo facto per nos inchoato, subveniret nobis decima per Ecclesiam in Regno nostro recepta, et concederet indulgentiam Apostolicam nobis, et illis qui nobiscum essent, et etiam quod terram nostram et ipsorum reciperet sub protectione Ecclesiae et commodo, cui Nuncio dictus summus Pontifex fecit quandam dilatoriam impensionem, distulitque sibi tradere literam.
Cumque nos resisteremus inimicis fidei, ut nostrum erat propositum si dicto summo Pontifici complaceret, venerunt ad noi Nuncii quorundam locorum et Civitatum Regni Siciliae, exponentes nobis et supplicantes quod ad Regnum ipsum accederemus, quia omnes Siculi unanimes et concordes nos in eorum Dominum invocabant;