I Musulmani, levata una taglia in Affrica e ritrattisi da quella provincia, volgon la mente al conquisto di Sicilia, una delle antiche sedi dei re romani, vasta isola e ferace. Mo'âwia ne scrive al califo Othman, che assente. Gli Affricani, risapendo questo, ne danno avviso in Sicilia. Il principe della quale isola s'adira del disegno, senza prestarvi molta fede. Scioglie dalla costiera (di Siria) l'armata musulmana, di trecento legni, e improvvisa piomba sull'isola, ove il principe dall'alto del suo palagio la vede venire adorna di bandiere e gonfaloni e piena di guerrieri bene armati. Il principe di Cesarea che s'era rifuggito in Sicilia, quando il cacciarono gli Arabi, consiglia a quel di Sicilia di comporre per danaro. Quei spregia l'avviso, dicendo aver tali forze da far testa agli Arabi in cento scontri e resister loro per un anno intero. Nondimeno, surta che fu all'áncora l'armata musulmana, ei mandava a parlamentare. Viene a lui un oratore musulmano che per via d'interpreti gli propone l'islamismo, il tributo, o la guerra: lungo discorso seguíto da una lunga e sdegnosa risposta del principe di Sicilia. Infine un patrizio domanda all'oratore se alcun arabo voglia misurarsi con lui. “Sì lo faranno gli infimi dell'esercito musulmano;” risponde l'oratore. Descrizione del duello, in cui il patrizio è ucciso. Sbigottito il principe a tal esempio, si chiude in fortezza; e i Musulmani danno il guasto a varii luoghi ed espugnano con lor macchine varie castella. Infine si viene a giornata. Il principe rompe l'ala sinistra de' Musulmani; ma la destra tien fermo, e la battaglia dura in fino a sera. A notte avanzata, i Musulmani lasciano il campo, e rimontati su l'armata vanno ad infestare altre parti dell'isola. Il principe siciliano scrive ai Romani (d'Italia) chiedendo rinforzi; ma essi nè anco gli rispondono. Allora il principe di Cesarea gli suggerisce di tenere a bada il capitan musulmano con simulate proposizioni di pace e mandare per aiuto al principe di Costantinopoli: a che il Siciliano replica: “Mai noi farò quando anche dovessi perdere l'isola.” Così i Musulmani continuano a depredare il paese, finchè il principe di Costantinopoli mandavi secento navi ben munite di guerrieri. Avutone avviso, i Musulmani deliberano di partire immediatamente. Lascian l'isola nottetempo; e, dopo parecchi giorni di navigazione, giungono alla costiera di Siria; dove sbarcato il bottino e i prigioni, li arrecano a Damasco a Mo'âwia-ibn-abi-Sofiân. Levatone la quinta, Mo'âwia la manda ad Othman, ragguagliandolo del fatto di Sicilia, e che i Musulmani ne fossero usciti sani e salvi. Dopo ciò, i Musulmani combattono l'isola di Arado, che fu l'ultima vittoria loro sotto il califato di Othman, e seguì lo stesso anno della uccisione di lui.
[165.] Ibn-Scebbâtt, MS., pag. 50, dice: “Sikillia è anche nome di una dhía (villa o podere addetto a beneficio militare) nella Ghûta di Damasco.” Il Merasid-el-Ittila' MS. di Leyde, ha quest'altro breve articolo: “Sikilliât (al plurale femminino) con tre i e la l raddoppiata, dicono sia nome di luogo in Siria.” Questa opera è compendio del gran dizionario geografico di Jakut, e si attribuisce il compendio allo stesso autore che vivea nel XIII secolo. Vedi Reinaud, Géographie d'Abulfeda, tom. I, p. CXXXIII, seg.
[166.] Dsehebi, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 746, tom. 1, anni 37 e 38.
[167.] Ibn-Abd-el-Hakem, MS. di Parigi, Ancien Fonds 655, p. 430.
[168.] Ibid., p. 253. Quest'impresa seguì l'anno 31 (651-52); e come altri due guerrieri di nome riportarono la stessa ferita di Ibn-Hodeig, così gli Arabi chiamarono i Nubii “saettatori delle pupille.”
[169.] Beladori, l c.; Baiân, p. 9, il quale riferisce l'impresa al 34, mentre Mo'âwia-ibn-Hodeig era in Affrica; e però è costretto a dire ch'egli mandò ad assaltare la Sicilia.
[170.] Soprattutto le tre espedizioni ch'egli capitanò nell'Affrica propria gli anni 34 (654-5), 40 (660-1), e 50 (670); l'una delle quali si scambiava con l'altra fin dal tempo dei primi scrittori, come l'afferma Ibn-abd-el-Hakem, che visse nel IX secolo dell'era cristiana. Veggansi Ibn-abd-el-Hakem, MS. di Parigi, Ancien Fonds 655, p. 262, 263, e Ancien Fonds 785, fol. 109 recto e 122, e il Riadh-en-nofûs, fol. 9 recto.
[171.] Riscontrinsi le citazioni che ho fatto sopra testualmente, e si giudichi se dian prova di tutti i fatti ch'io scrivo. Veggasi del rimanente Le Beau, Histoire du Bas-Empire, lib. LX, § 6, 36, con le correzioni del Saint-Martin. Parmi errore del Martorana, Notizie storiche dei Saraceni Siciliani, tom. I, p. 28, e, su le orme di lui, del Wenrich, di avere trascurato questa impresa, e tenuto come primo assalto de' Musulmani quello del 669.
[172.] Le memorie e i documenti relativi a papa Martino, dalla esaltazione infino alla morte, si leggono presso il Labbe, Sacrosancta Concilia, tom. VI, dal principio alla p. 70. Vedi anche Theophanes, Chronographia, tom. I, p. 526 a 531; il Baronio, Annales, anni 649 e 651, con le correzioni del Pagi; e Le Beau, Histoire du-Bas Empire, lib. LX, § 4, seg. La strana accusa fatta a San Massimo si scorge dagli atti, presso il Labbe, Sacrosancta Concilia, tom. VI, p. 433.
[173.] Corano, II, 250.