[266.] Costantino Porfirogenito, De administrando imperio, cap. 27, p, 995, dice che i Longobardi aveano occupato tutta l'Italia, fuorchè Otranto, Gallipoli, Rossano, Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi. Ciò si deve intendere del tempo in cui l'impero bizantino avea perduto lo esarcato e non ripigliato per anco la Puglia; cioè tra la prima metà dell'VIII secolo e la seconda metà del IX.

[267.] Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 47 verso, sotto l'anno 92, raccogliendo in un solo capitolo tutte le imprese dei Musulmani sopra la Sardegna, afferma che quest'isola non fosse stata più molestata dal 135 al 323 dell'egira (752 a 935), e che in questo intervallo avesserla tenuta i Rûm, che qui significa la schiatta indigena italiana. Le cronache cristiane più vicine a quei tempi si accordano in generale con tale narrazione; se non che aggiungono alcune sconfitte toccate dai Musulmani in Sardegna e in Corsica. Quanto a questa isola, è falsa evidentemente la dominazione musulmana supposta da alcuni annalisti dei paese. Veggansi Reinaud, Invasions des Sarrazins en France, pag. 69; e Wenrich, Commentarium, ec., lib. I, cap. III, § 49 in nota.

[268.] Epistola di papa Paolo Primo, a re Pipino, Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XV; edizione del Cenni, nº XVIII.

[269.] Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XXIV; edizione del Cenni, nº XXXVIII.

[270.] Codex Carolinus, edizione dei Gretser, ep. LVI; edizione del Cenni, ep. LXXII.

[271.] Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXIV, LXXIII, XC; edizione del Cenni, LXV, XC; LXXXIX.

[272.] La prima di quelle citate nella nota precedente.

[273.] Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LIX e LXIV; edizione del Cenni, LVII e LXV. La data del 780, che assegna alla seconda di queste lettere il Cenni, è erronea, e le si dee sostituire il 787, come lo avea mostrato prima il Muratori (Annali, anno 787), e vi assente, contro il solito suo, lo Assemani, Italicæ Historiæ Scriptores, tomo I, p. 488-489. Le ragioni che allega il Cenni per rifare il verso al nostro grande Annalista son futilissime, e basta a distruggerle il fatto che nella epistola si parla dei nefandissimi Beneventani come di vassalli di Carlomagno; il che non si potea dire innanzi la pasqua del 787. La epistola LIX del Gretser, ancorchè riferita dal Cenni al 776, mi pare scritta poco appresso l'altra, nello stesso anno 787. — Va errato bensì il Muratori, quand'ei scrive che Adelchi fosse in questo tempo patrizio di Sicilia. Ciò nè si può argomentare dalla detta epistola di papa Adriano, come lascia supporre il Muratori; nè è detto da alcun cronista; nè è punto verosimile. Il Muratori fu ingannato dall'assonanza dei nomi di Teodoto e Teodoro; dei quali il primo fu preso da Adelchi, come abbiam detto, e il secondo era il nome dell'eunuco, patrizio di Sicilia, che sbarcò in Italia con Adelchi il 788. L'Assemani, l. c., non manca di notare questo lieve sbaglio del Muratori.

[274.] Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXXXVIII; edizione del Cenni, ep. XCI.

[275.] Theophanes, Chronographia, tomo I, p. 718 (anno 6281); Historia Miscella, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 167; Einhardus, ed Annales Laurissenses, presso Pertz, Scriptores etc., tomo I, p. 174, 175. — Due altre epistole di Adriano inserite nel Codice Carolino, sotto i numeri XC e XCII del Gretser, e LXXXIX e XC del Cenni, e poste dal Cenni nel 778, si debbono riferire, come io credo, a questo tempo. Trattano entrambe delle mene di Adelchi in Calabria; e nella seconda si dice che il patrizio di Sicilia e i due spatarii, sbarcati con esso ad Agropoli del mese di gennaio, erano iti a trovare la vedova di Arigiso a Salerno, e di lì eran passati a Napoli.