. Hasan, ritrattossi da Gerace a Reggio, apriva[547] nel bel mezzo della città una moschea; cospicua al minaretto spiccantesi in alto da un angolo, perchè tutti il vedessero e ne sentissero la cantilena del muezzin. Stipulò in fatti libero ai Musulmani l'appello alla preghiera e ogni altro rito pubblico; che cristiano non mettesse mai piè nella moschea; che la desse legittimo asilo ad ogni musulmano, anche prigione di guerra ed anche fatto cristiano, al quale paresse di rifuggirvisi. E minacciò che, sapendo tolta, non che altro, una pietra della moschea di Reggio, farebbe diroccar le chiese cristiane per ogni luogo di Sicilia e d'Affrica. I quali patti, i Cristiani umilmente osservarono, scrive tutto lieto Ibn-el-Athîr; ignorando che la moschea di Reggio non durò oltre quattro anni.[548] E preoccupato del gran dispetto degli Infedeli, passò sotto silenzio la vera importanza del fatto: il civil pensamento di Hasan ad usar la vittoria in favore del commercio, ch'era operoso al certo tra la Sicilia e la Calabria e molto più potea progredire con la tolleranza dell'islamismo a Reggio. Non guari dopo l'impresa di Calabria, venuto a morte Mansûr (marzo 953), e rifatto califo il figliuolo Abu-Tamîn-Ma'àd, che fu soprannominato Moezz-li-dîn-illah, l'emiro Hasan andava a corte a Mehdia; lasciato al governo della Sicilia il proprio figlio Abu-Hasan-Ahmed. E Moezz ratificava: il quale atto riferiscono i cronisti con parole diverse; ma la somma è che il califo lasciò l'emirato ad Hasan con sostituzione d'Ahmed in caso d'assenza e di morte.[549] Segnalatissimo favore, da potersi comprendere col bisogno che avea Moezz del vincitor di Gerace per l'impresa d'Egitto, la quale poi si differì. Dovea forse combattervi l'esercito affricano, tornato di Calabria in Sicilia, il quale ripassò in Affrica poco dopo il viaggio di Hasan.[550]
Mentre si pensava a tal conquisto, l'emiro andò ad audace fazione in Spagna. Era occorso che spacciato un corriere di Sicilia in Affrica con lettere per Moezz, s'imbattè in una nave di mole non più vista in que' tempi, fatta costruire da Abd-er-Rahman califo omeiade di Spagna e mandata a mercatare in Egitto; le genti della quale detter di piglio piratescamente al legnetto siciliano, nè rispettarono gli spacci. Il che risaputo da Moezz, commetteva ad Hasan di far la vendetta con l'armata di Sicilia. Entrato nel porto d'Almeria, l'emir bruciò quanti legni v'erano; prese il naviglio che avea fatto l'insulto, tornato già d'Alessandria con ricche merci e giovani cantatrici per Abd-er-Rahman; poi sbarcò, messe Almeria a sangue ed a ruba; e salvo si ridusse a Mebdia. Due correrie delli Spagnuoli su le costiere d'Affrica mal rendeano la pariglia; essendosi combattuto con varia fortuna. Seguì l'assalto d'Almeria l'anno trecenquarantaquattro (26 aprile 955 a 13 apr. 956).[551]
Maggior guerra richiamò Hasan in Sicilia. La tregua coi Bizantini, era stata rinnovata il cinquantaquattro forse per altri due anni, venuto a ciò in Palermo un frate Assiropulo.[552] Ma Costantino, mal soffrendo sempre il tributo, e rinfrancato dal valore che cominciavano a mostrare i suoi contro i Musulmani dell'Asia Minore, volle ritentar la fortuna in Italia. Mandovvi le soldatesche di Tracia e Macedonia col patrizio Mariano Argirio, e l'armata che ubbidiva a due capitani minori, Crambéa e Moroleone, il novecencinquantasei,[553] quando spirava la tregua. L'Argirio cominciò da Napoli, notata allora a corte come ribelle e amica de' Musulmani per antichi e forse anco recenti patti: la strinse per mare e per terra; bruciò il contado; ridusse i cittadini a riconoscere la signoria bizantina finchè avessero il coltello alla gola. Varii luoghi dei principati longobardi e di Calabria, più o meno disubbidienti, si sottomessero del pari;[554] e chi sa se coi voti, fors'anco con pratiche, non chiamavano i Musulmani? I quali non tardarono. 'Ammâr, fratello di Hasan, giunto d'Affrica con l'armata il nove agosto del cinquantasei, svernò in Palermo ed a primavera assaltò la Calabria.[555] Non che correre il paese, par abbia dovuto afforzarsi 'Ammâr in qualche luogo; e chiamare in soccorso il fratello; vedendosi chiuso a settentrione dal grosso delle forze bizantine, mentre al suo fianco o alle spalle tentava audacissima fazione Basilio, protocarebo, o direm noi capitan di vascello, con un'armatetta. Sbarcato a Reggio costui distruggeva la moschea; poi risolutamente drizzava le prore al bel mezzo della colonia musulmana di Sicilia; prendea Termini a ventiquattro miglia di Palermo; assaliva indi la città di Mazara. Dove sopraccorso Hasan, l'emiro ebbe la peggio, e perdè molti de' suoi:[556] pur Basilio se ne andò senza infestar l'isola altrimenti. L'anno appresso (958), Hasan con l'armata siciliana toccava le costiere di Calabria; congiungea le forze con 'Ammâr; e insieme andavano ad affrontare ad Otranto l'armata bizantina, capitanata da Mariano Argirio in persona. Dalle tre narrazioni, diverse e mutile, che abbiam di questa fazione, si ritrae come un gagliardo vento levatosi contro l'armata di Sicilia quando si veniva alle mani, desse agio al patrizio d'uscir di briga senza battaglia, e di prendere una nave musulmana imbattutasi tra le sue. Le altre, ricacciate dalla medesima tempesta vêr la Sicilia, la più parte fecero naufragio. I Siciliani poi si vantarono della fuga dell'Argirio; questi impiastrò a Costantinopoli che, aiutandolo il vento, avea distrutto e affondato tutte lor navi; un cronista bizantino, di cui s'ignora la età, scrisse che i Musulmani accampati a Reggio, mentre l'armata bizantina stava per passare d'Otranto in Sicilia, presi di timor panico, se ne tornarono a furia ed annegarono nei mari di Palermo. E in vero, se 'Ammâr avea le stanze presso Reggio, i cittadini dovean credere precipitosa fuga quel montar delle sue genti su le navi d'Hasan, delle quali poi si riseppe, non l'andata ad Otranto, ma il naufragio presso la Sicilia.[557]
In ogni modo, il patrizio nè assali L'isola, ne tentò altra impresa di che si faccia memoria. Hasan in men d'un anno rifece l'armata siciliana.[558] Non è inverosimile, ma nè anco provato, che in questo tempo un'armatetta musulmana abbia osteggiato Napoli per parecchi dì, fatto prigioni, perduto la maggior nave in un assalto, e in fine assentito a lasciar tranquilla la città, prendendone taglia in moneta e vasellame d'oro e d'argento: e può credersi anco ch'alcun dei prigioni avesse visto in sogno San Gennaro e Sant'Agrippino, i quali gli promettessero il riscatto che poi seguì.[559] Da miglior fonte sappiamo che seguirono avvisaglie: il novecensessanta preso dai Musulmani un Afrina o come che si chiamasse, capitan greco al certo, e dai Bizantini un Ibn-Baslûs e menato a Costantinopoli; il novecensessantuno venuto in Sicilia un legato bizantino che portava il gran nome di Socrate, il quale riscattò con danaro Afrina e gli altri prigioni di sua gente.[560] La debole guerra finì con una tregua, fermata, com'ei pare, il medesimo anno, e durata infino all'esaltazione di Niceforo Foca.[561]
CAPITOLO III.
Posate le armi, Hasan suggellò con due gravi fatti la novella amistà tra la dinastia fatemita e la colonia siciliana; obbedientissima ormai di contumacissima che sempre era stata. S'affrettò a comparire a corte di Mehdia col figliuolo Ahmed e con trenta de' primarii nobili musulmani dell'isola; i quali, al dir d'un compilatore, prestarono giuramento a Moezz;[562] al dir della cronica contemporanea, Hasan li fece entrar nella setta del Principe dei Credenti:[563] ond'e' mi par manifesto che s'affiliassero alla società ismaeliana.[564] Non era avvenuto mai a' Fatemiti d'accalappiare a un tratto tanti e sì illustri proseliti. Moezz non rifiniva dunque d'onorarli; presentavali di Khil'a, o vogliam dire sontuose sopravvesti degli opificii regii, e, con liberalità più sustanziale, accrebbe loro gli stipendii militari[565] e fors'anco promise più larghe concessioni.
Perocchè leggiamo nella cronica che quegli ottimati sollecitavano il califo a un'impresa sopra Taormina.[566] Il qual cenno e gli effetti seguíti l'anno appresso, mostrano che si trattò di allargare le colonie musulmane nel Val Demone e Val di Noto, sottoporre al kharâg, e, secondo i casi, confiscare o dividere le terre delle due province; mutarvi la condizione dei Cristiani, da cittadini di municipii tributarii a meri dsimmi o schiavi. Questo sembra il vero scopo del viaggio in Affrica, e dell'affiliazione alla setta. Moezz, guardando sempre all'Oriente e agli Abbassidi, nemici comuni suoi e dell'impero bizantino, avea forse ricusato al solo Hasan, assentì forse a malincuore a tutta la nobiltà siciliana quell'impresa che metteva in pericolo la pace con Costantinopoli. Ma non potea dir no senza ridestare i tumulti in Sicilia. Sendo temporanea per natura la sicurtà accordata ai municipii tributarii, non mancava ai coloni il dritto d'occupar quelli con la forza. Non mancava loro la brama, o forse il bisogno, sendo la somma del tributo a gran pezza minore della gezîa e del kharâg, non che del fruttato diretto delle terre. Fu di certo Hasan l'autore e promotore del consiglio, premendogli più che a niun altro di metter mano sulla Sicilia orientale, per accrescere il giund, empierlo d'uomini suoi, raddoppiare le entrate e le forze dello Stato; ad onor della corona fatemita e profitto immediato di sè medesimo e dei figliuoli.
Tornati in Sicilia Ahmed e i nobili[567] che di gioia non capivano nella pelle, si aprì la primavera del novecensessantadue con tripudio universale dei Musulmani, dal palagio degli emiri all'infimo tugurio. Avea bandito Moezz per tutto l'impero che il dì della circoncisione del proprio figliuolo, sarebbero anco circoncisi i fanciulli maturi a ciò di ciascuna famiglia, spesando lui le feste, che soglion farsi in tal solenne passaggio dell'uomo dal grembo della madre al consorzio della città:[568] chè tai larghezze usano tuttavia i facoltosi musulmani verso lor clienti, e i poveri del paese partecipano dei banchetti imbanditi.[569] Alla nuova luna dunque di rebi' primo del trecencinquantuno (8 aprile 962), scritti innanzi tratto i fanciulli, si compiè il rito, cominciando dal figliuolo e dai fratelli dell'emiro Ahmed, e via scendendo ai nobili ed alla gente minuta, che in Sicilia sommarono a quindicimila giovanetti; e da parte del califo lor furono dispensati centomila dirhem e cinquanta some di vestimenta e piccioli regali.[570] La circoncisione, ch'è uso antichissimo degli Arabi, non precetto del Corano, non ha tempo determinato; si fa per ordinario a sette anni, la differisce qualche famiglia più o meno infino a' sedici. Però il numero che notammo non ne darà con certezza quello degli abitatori musulmani di tutta l'isola; pure servirà a ragionarlo a un di presso.[571]
Senza dimora, Ahmed mandava ad effetto il disegno. Mosse del mese di maggio, con esercito di Siciliani e Affricani, sopra Taormina; i cui cittadini, com'era manifesta la causa dell'assalto, s'erano apparecchiati a difendere fino agli estremi la roba e libertà. E valorosamente il fecero; nè li sgomentaron le nuove soldatesche di Hasan-ibn-'Ammâr, cugino d'Ahmed, venuto d'Affrica in Palermo il primo agosto e sopraccorso al campo. Ma quando i Musulmani tagliarono l'acqua che dava da bere alla città, fu forza calarsi all'accordo. Ricusato ogni onesto patto da Ahmed, che sapea quel ch'ei volea, la tortura della sete sforzò i Taorminesi a risegnare tutto ciò che possedeano e darsi schiavi, salva la vita sola: e così uscirono dalla rôcca il ventiquattro dicembre, dopo sette mesi e mezzo d'assedio. Le facoltà dei vinti, scrive Ibn-el-Athîr, divennero fei; ch'è a dire i terreni caddero nel fisco, per investirsi in stipendii militari. L'emiro mandava a Moezz mille settecento settanta dei prigioni.[572] E mettea presidio di qualche centinaio di Musulmani nella città, mutando il nome, a onor del califo, da Taormina in Moezzia.[573]
Il che dà a vedere un primo principio di colonia e fa supporre l'ordinamento che si tentasse in tutta la regione orientale. Perchè Moezzia non fosse una bicocca, si lasciò al certo la popolazione agricola nel contado, e la gente minuta, mercatanti o artefici, nella città, da schiavi o da liberti. Le terre indifese o scarse di abitatori chiedeano al certo e otteneano l'amân, prima o dopo Taormina; scendendo i cittadini a condizione di dsimmi e scansando la schiavitù, fors'anco lo spogliamento dei beni privati; e cominciò a stanziare alcun picciolo stuolo del giund nei luoghi più importanti. In particolare nol sappiam che di Siracusa, dove comparisce due anni appresso debole colonia che non bastava a difendersi da qualche galea bizantina, ma a capo d'altri cinque anni la si scorge adulta, da farsi sentir nella guerra civile.[574] Probabil è dunque che abbian messo piè nelle ruine d'Acradina e d'Ortigia verso il novecentosessantadue; trovandovi già raggranellato un po' di popolazione cristiana. In ogni modo, dopo la occupazione di Taormina, tutta la Sicilia obbediva ai Musulmani, fuorchè Rametta, solo avanzo de' municipii greci e romani di Sicilia; antico asilo, com'io penso, dei più valorosi cittadini di Messina,[575] ed or di quanti altri cristiani della provincia amassero meglio guardar la morte in faccia che soffrire l'ignominia del vassallaggio.