[114.] Questa riflessione si legge nel Baiân, l. c.
[115.] Nowairi, op. cit., p. 498. Veggasi ciò che notai a questo proposito nel Libro II, cap. X, p. 429 e 430 del primo volume.
[116.] Confrontinsi: il Baiân, tomo I, p. 117, 123; Nowairi, op. cit., p. 428, 429; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, p. 130 a 132. — Il Baiân, dal quale tenghiamo la narrazione degli onori resi a Meimûn, dice donategli tre sorte di vesti di seta: 1º kherz, o diremmo noi filosella, seta grossolana dei bozzoli forati dal baco; 2º wesci, credo drappo intessuto d'oro; e 3º dibâg, drappo operato e di varii colori. È trascrizione dal persiano dibâh, preso alla sua volta dal greco δίβαφος.
[117.] Nowairi, op. cit., p. 427.
[118.] Baiân, tomo I, p. 116.
[119.] Confrontinsi: il Baiân, l. c.; e Nowairi, op. cit., p. 427.
[120.] Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiat. di Parigi, fog. 33 recto.
[121.] Confrontinsi: il Baiân, tomo I, p. 116; Nowairi, op. cit., p. 436; e Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, traduz. di M. Des Vergers, p. 139.
[122.] Baiân, tomo I, pag. 127; Nowairi, op. cit., p. 437.
[123.] Veggasi il Libro II, cap. XII, p. 476.