[419.] Riadh-en-Nofûs, fog. 60 recto. Iehia era morto verso il 290. Però ho supposto che si tratti di questa impresa o dell'altra del 916.
[420.] Così la Cronica di Cambridge, op. cit., p. 48, anno 6446. Nowairi, op. cit., dice alla fine del 325; il che torna allo stesso con poco divario.
[421.] Si vegga qui appresso, Lib. IV, Cap. 1, p. 236. Sâlem rimase al certo in autorità insieme con Khalîl. Senza questo non si può trovare ragione plausibile dell'abboccamento coi Girgentini, nè dell'essere lui rimaso in palagio vecchio; nè del titolo di emir che gli si dà alla morte.
[422.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
[423.] Fazzello, Deca I, lib. VIII, cap. II, scrive del palagio reale di Palermo: Hanc (arcem) a Sarracenis primum Panormum adeptis, super veteris arcis ruinis excitatam literæ in eo incisæ indicant. Ma nè egli dà, nè si è mai trovata la iscrizione, e però non allego tal testimonianza.
[424.] Ibn-Haukal, Description de Palerme, nel Journal Asiatique, IVe série, tomo V, p. 95.
[425.] Makkari, Mohammedan dynasties in Spain, versione di Gayangos, tomo I, p. 220; Edrisi, Géographie, vers. di Jaubert, tomo II, p. 58 seg.
[426.] Bekri, versione di Quatremère, Notices et Extraits, tomo XII, p. 473.
[427.] Bargès, descrizione della Moschea principale d'Algeri al 1830, nel Journal Asiatique, série IIIe, tomo XI, p. 182. Quivi non si dice in vero che di una porta di comunicazione col palagio del governatore.
[428.] Veggasi il cap. VII di questo Libro, p. 157, 158.