«L'ignoranza poi crede disfare le incomode idee, che non intende, burlandosene. Così è andato sempre il mondo. Al prepotente romano e allo scettico greco doveva sembrare oltremodo ridicola la pretesa divinità di un povero giudeo, di un figlio di quel popolo umile e disprezzato, di un uomo cui un impiegato romano qualunque poteva torturare ed ammazzare senza veruna difficoltà; al cristiano pare ridicola l'idea che scorge anche negli animali un pochettino d'umanità. Un giornale illustrato ha creduto di fare dello spirito annunziando la morte di Darwin con una caricatura, dove vedesi il busto dell'inglese circondato da una ciurma di scimmie, le quali esprimono il loro buffonesco lutto. Questa volgarità non mi offese tanto, mi rese invece pensieroso e tornai colla mente in altri luoghi e in altri tempi.
«A Roma nel Museo Kircheriano c'è un graffito del secondo secolo, trovato sul Palatino. Rappresenta una croce cui sta inchiodato un corpo umano con la testa d'asino; allato della croce è un uomo all'impiedi. Sotto v'è questa iscrizione in greco: Aleximenos adora il suo Dio.
«Nel Museo di storia naturale di Firenze esiste una specie di monumento, la cosidetta Tribuna di Galileo; è una cosa fatta con gran lusso ma con poco gusto. Le pareti sono coperte di affreschi. In uno di questi è dipinto Galileo che tiene in mano un piccolo modello del semplice apparecchio per studiare le oscillazioni del pendolo; attorno a lui molti uomini, preti e laici, che ridono. La spiegazione dice: Galileo deriso dai filosofi. Il quadro è cattivo ma mi fece impressione. E pensai: se l'idea appartiene allo stesso pittore, peccato che egli all'essere un mediocre artista non ha preferito essere un buon scienziato, che tale sarà per certo chi comprende così profondamente il significato della scienza e il destino che le spetta nel mondo.
«Ma no! non voglio terminare con un pensiero amaro. Sarebbe ingiusto e sarebbe indegno della memoria serena del grande morto! Darwin non fu un martire. Nessuno ha osato toccargli un capello, nessuno gli ha imposto la revoca della verità, allato di lui stava l'ombra di Galileo per difenderlo contro ogni offesa. I suoi avversari più aperti l'hanno stimato ed amato. Non solo il mondo scientifico ha rimpianto la sua perdita, sinanche dal pulpito abbiamo sentito calde parole di dolore e di conforto. Che un prete dell'ortodossissima chiesa anglicana abbia potuto dire alla sua comunanza, la domenica dopo la morte di Darwin, queste parole: «Fra i più grandi interpreti della parola di Dio, il Darwin deve sempre avere un alto e onorevole seggio,» questa è una testimonianza preziosa che non dimenticheremo, perchè prova essere la civiltà moderna non solo la più potente ma ancora la più tollerante. Onore al secolo nostro, onore al secolo di Darwin!»
Dunque rallegriamoci!
Ma, in verità, mi viene in mente il mi rallegro di Don Abbondio!
Il prete inglese mette un po' d'acqua nel suo vino, ma, dovunque sia nato e in qualsiasi tempo abbia vissuto, il prete prima d'ogni altra cosa è stato ed è prete.
Penoso pensiero questo, come una piccola schiera di uomini si sia sempre staccata dalla grande maggioranza dei proprii simili e abbia preso a vivere alle spese di questi sfruttandone la debolezza, le paure, i vizii, le viltà, promovendo la discordia, l'odio, la strage, lo sterminio, il delitto.
Lucrezio esclamava già: