La confessione auricolare, questa orrenda mostruosità, questo maleficio spaventoso da cui scaturiscono tanti danni, è in pieno vigore ancora nella mia patria, e i miei amici liberi pensatori mi parlano anche oggi della necessità di un freno per le loro mogli e pei loro figli, e non sanno che da se stessi aprono ad un nemico una finestra dalla quale egli può vedere quanto si passa nella loro casa e leggere anche nei loro pensieri, e danno al nemico il modo di volgere e dominare a sua posta le persone che essi più dovrebbero tutelare. Dico un nemico, perchè il prete è nemico ora doppiamente. Non si contenta più, come al tempo di Dante, di essere peggiore dell'idolatra, non si contenta più di essersi fatto un Dio d'oro e d'argento, ma si è fatto strumento di una politica avversa alla patria e s'affanna a disfare l'opera della unione nazionale costrutta con tante vittime e con tanto sangue. Il prete, sono ancora parole di Dante, si indraca contro chi fugge e si placa come un agnello a chi gli mostra il dente o la borsa. Quanto più volentieri ci abbrustolirebbe sul rogo quel prete che oggi, vista la mala parata, pone Darwin fra gli interpreti della parola di Dio! Quanto furore compresso! Quanta smania di vendetta! Quanto cupo anelare a riscossa!
Rallegriamoci col nostro secolo che non consente più al prete di conficcarci nelle carni le tanaglie roventi, ma non dimentichiamo che, se potesse, ciò farebbe ancora.
Rallegriamoci, ma pensiamo che sempre la umanità è divisa in due schiere disugualissime, di cui una, la più numerosa, continua a bever grosso, l'altra, più scarsa, continua a darla a bere.
Un filosofo moderno, il Gavarni, fa dire a Tommaso Vireloque, quella sua creazione originale del buon senso in cenci, che la storia antica era tutta divoratori e divorati, la storia moderna è tutta blagatori e blagati.
Non credo che il verbo blagare, coi suoi derivati, sia di buona lingua, ma è noto che fra le mie poche virtù, se pur ne ho qualcuna, la buona lingua non è la prima.
Verrà un giorno in cui l'uomo sia per essere un po' meno pecora e un po' meno lupo?
Caro Kleinenberg, vi stringo affettuosamente la mano.
FINE