Nel 1681 e seguenti, l'infelice Papin, dopo aver soggiornato qualche tempo in Inghilterra, comprende il vero spirito delle macchine a vapore, inventa la pentola che porta il di lui nome, la valvola di sicurezza, e giunge persino a mandare un battello sul Weser, per morir povero e dimenticato in una soffitta, fra i rottami delle sue macchine. — Segue Savary nel 1698. Con Newcomen e Cowley nel 1705 ci troviamo di fronte a una vera macchina a vapore che aspetta il suo perfezionamento da Watt, per correre con Stewenson e Fulton da un capo all'altro del mondo.

Vediamo ora l'Italia, che ha dato per prima il melodramma, costruito il pianoforte, perfezionato tant'altri strumenti; “la terra dei fiori, dei suoni, dei carmi,„ quanto abbia prodotto nel campo dell'acustica.

Ancora nel XI secolo Guido d'Arezzo inventa le note, e le nomina colle prime sillabe d'ogni versetto dell'Inno di San Giovanni. — Giuseppe Zerlino, nato a Chioggia nel 1540, e Vincenzo, padre del Galileo, scrivono di musica teorica; ma la parte fisica dell'acustica incomincia solo con Galileo Galilei. Fu esso a dimostrare che per corde eguali ed egualmente tese, la durata di oscillazione è proporzionale alla loro lunghezza. Provò pure che l'acutezza del suono sale o scende col crescere o diminuire delle vibrazioni. Avvertì, che strisciando dolcemente con un dito bagnato il bordo d'un bicchiere, contenente dell'acqua, si ottiene un suono, e fin che esso dura la superficie dell'acqua si increspa, producendo una specie di stella. E si domanda: se non sarebbe possibile fissare queste figure acustiche per poterle con più agio studiare. Rammenta allora l'esperienza occorsagli con una lastra di ottone, che messa in vibrazione e cospersa di rena, questa si disponeva in una serie di linee distribuite con simmetria. Sono le belle figure illustrate poi dal Cladni, e note sotto il di lui nome; ma prima d'ogni altro ottenute dal Galileo.

Ho già detto delle esperienze eseguite in Firenze dal Borelli e dal Viviani, e riportate nei “Saggi„ sulla velocità di propagazione del suono, che dettero per risultato un valore di ben poco differente da quello ammesso presentemente. Nè so comprendere come di queste nostre esperienze non si faccia mai cenno nei libri di fisica italiani, ne' quali si riportano regolarmente quelle eseguite in Francia. — Va pure notato che il primo a mostrare come la velocità di propagazione del suono aumenti col crescere della temperatura fu il medico Bianconi.

I risultati delle esperienze da esso eseguite a Bologna a temperature di -2 a +28° R. sono riportati in un opuscolo “Della diversa velocità del suono„. (Venezia, 1746).

Newton, che introdusse pel primo l'analisi matematica nelle quistioni acustiche, calcolò teoricamente la velocità di propagazione del suono; ma trovò che risultava solo 5 ⁄ 6 di quella data dalle esperienze. Per metter d'accordo i due risultati furono escogitate numerose ipotesi; ma il primo che accennò alla vera causa fu il nostro Lagrange, senza però svolgere completamente l'idea balenatagli. Sicchè durante tutto il settecento la quistione interessò in sommo grado tutti i cultori delle scienze, e solo nel 1816 La Place mostrò che realmente bisognava recare la correzione ideata dal Lagrange; perchè, mentre la temperatura dell'ambiente non varia col propagarsi delle onde sonore, compensandosi il freddo prodotto dalla rarefazione col maggior calore prodotto dalla compressione, questa variazione di temperatura nelle parti dell'onda modifica però l'elasticità dell'aria, e con ciò la velocità di propagazione del suono.

Un altro problema della più alta importanza, che si proposero, non solo i cultori della fisica, ma ben anco i maestri di musica, i matematici, i filosofi, fu quello di trovare la ragione, perchè due suoni armonizzino quando fra i numeri delle loro vibrazioni esista un rapporto semplice, mentre in caso diverso, o se il rapporto semplice è appena alterato, riescono dissonanti.

Fortunatamente alla risoluzione del problema contribuirono in larga parte due italiani.

Verso la metà del seicento Marigni inventa la sua “Trombetta Marina„, che viceversa non era poi una trombetta, e nemmeno un istrumento a fiato, bensì una specie di grosso sonometro. Su d'una cassa di risonanza di forma piramidata era tesa una corda, che dava una nota stridula, somigliante a quella di una trombetta, in causa del tremito della staffa cui era raccomandata la corda contro la cassa stessa sulla quale posava leggermente.

A mezzo del suo strumento mostrò, non solo che si può ottenere dalla corda un seguito di note i cui numeri di vibrazione crescono come la serie dei numeri interi; ma ben anco che queste medesime note accompagnano la fondamentale, e si possono percepire separatamente, toccando leggermente la corda in vibrazione alla sua metà, terzo, quarto, ecc. Sono questi i toni armonici, o meglio superiori, dai quali appunto, oltre il timbro musicale, dipende anche la consonanza. E coi medesimi, a definire l'armonia concorrono, o li suppliscono se mancanti, i suoni detti di Tartini.