Tornei, voli, cariaggi,

Cinquantotto personaggi,

Trentasei divinità.

Non di questa prontezza intendo: chè si potrebbe obiettarmi dover essere nel Molière, come la fecondità, di tanto minore di quanto erano più alti e gravi i concepimenti di lui; intendo della prontezza nel distendere le fila da intrecciare poi, e — ciò che è meraviglioso ancor più — nell'impostare i caratteri. Il Molière quasi sempre, in sul principio, procede a passi stenti ed incerti: e basti citare, che è vecchia osservazione, i due primi atti del Tartuffo. Vedete invece il Goldoni: leggete il primo atto della Famiglia dell'antiquario e poi ditemi se protasi fu mai più sollecita, più svelta, più completa; e perchè qui le mie parole non servono, e il primo atto della Famiglia dell'antiquario è troppo lungo, pigliamo la prima brevissima scena della Locandiera, prova anche più valida, e consentitemi ch'io ve la rilegga:

ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

Il Marchese di Forlimpopoli e il Conte d' Albafiorita.

Mar. Fra voi e me vi è qualche differenza.

Conte. Sulla locanda tanto vale il vostro denaro quanto vale il mio.

Mar. Ma se la locandiera usa a me delle distinzioni, mi si convengono più che a voi.