L’on. Crispi, che conosceva la inettitudine o la malvagità di molti prefetti, di molti questori, di molti magistrati—ed in questa conoscenza e nella valutazione delle persone si mostrava di una meravigliosa chiaroveggenza—sentiva il bisogno di un vero repulisti, di un mutamento rapido, fulmineo. A chi gli osservò, che si cominciava male mandando un militare a reggere la prefettura di Palermo—ed aveva buon giuoco ricordando a lui, che li conosceva appieno, i fasti della prefettura militare del Generale Medici, che riuscì ad elevare a metodo di governo i procedimenti della mafia—egli rispondeva che Winspeare ed altri pochissimi buoni prefetti, che ha l’Italia, si erano rifiutati di andare a Palermo; che Morra di Lavriano si era mostrato mite e conciliante, poco soldatesco a Napoli nelle dimostrazioni di Agosto; che a correggere la impressione sinistra che poteva fare l’annunzio della reggenza della prefettura di Palermo affidata ad un generale, intendeva immediatamente farla seguire dalla nomina di un distinto magistrato a questore di quella città.[52]
PROPOSITI
L’on. Crispi, infine, che conosceva il mal governo fatto della cosa pubblica da moltissime amministrazioni comunali e la giustezza dei risentimenti del popolo annunziava che molte ne avrebbe sciolte, che avrebbe fatto riesaminare i bilanci e i ruoli delle più odiose imposte, che avrebbe fatto raddrizzare i torti e preparato la ricostituzione delle amministrazioni locali, prendendo come mezzo la massima libertà e come fine la giustizia, sbandendone tutte quelle preoccupazioni politiche e partigiane che sogliono ordinariamente presiedere alle elezioni amministrative sotto la ispirazione preponderante e trionfante dei Regi Commissarî straordinarî.
Tutto questo qui si ricorda non per trovare attenuanti a coloro i quali ingenuamente poterono credere che l’on. Crispi risolutamente pensasse a risolvere il ponderoso problema della Sicilia coi principi di equità e di libertà; ma solamente per mostrare che egli aveva conoscenza piena ed intera dei termini del problema e per poterne stabilire la responsabilità completa nel caso che i fatti che esamineremo non corrispondano ai principî che si avrebbe dovuto far prevalere. In questo caso egli non può dire: ignoravo la situazione reale, non conoscevo gli uomini e le cose!
I FATTI!
E disgraziatamente l’on. Crispi subito dopo aver manifestato tanti propositi belli cominciò ad agire come avrebbe potuto fare chiunque avesse ignorato le vere condizioni della Sicilia. L’on. Giolitti non aveva saputo escogitare in prò dell’isola che la istituzione delle zone e sotto zone militari; l’on Crispi, mutando subitamente pensiero, con lo Stato di assedio annunziato e proclamato il 4 Gennaio, pose la Sicilia sotto il comando assoluto e incontrollabile del generale Morra, conte di Lavriano e della Montà.
A giustificare il proprio operato il Presidente del Consiglio dei ministri addusse la circostanza, che i torbidi della fine di dicembre continuarono e si estesero. Ma perchè la giustificazione avesse valore bisognerebbe dimostrare che qualche cosa si era fatto per impedire che continuassero...
La continuazione dei tumulti si doveva prevedere, poichè nessuna delle cause che li avevano determinati era stata rimossa; non era stato preso alcun provvedimento che avesse potuto modificare la situazione, incutendo timore, suscitando speranze, ispirando fiducia.
Rimanevano dunque intatte le cause antiche ed intatta rimaneva la contagiosa sovraeccitazione dei mesi di novembre e di dicembre: sovraeccitazione che non poteva scomparire ad un tratto, al semplice annunzio dell’arrivo al potere dell’on. Crispi, non seguito neppure da uno di quei proclami ad effetto, che avrebbero potuto impressionare il cervello dei meridionali.
Un atto c’era, che avrebbe potuto esercitare una immediata azione sedatrice: una amnistia pronta e intera, ch’era attesa e invocata da tutti come caparra di una nuova êra riparatrice, che andava ad iniziarsi. Della convenienza del provvedimento rispondente al desiderio generale mi feci interprete alla Camera dei deputati alla presentazione del nuovo ministero; ma non potei ottenere niuna dichiarazione seriamente incoraggiante. E dare l’amnistia più che savia misura di governo era opera doverosa per chi era convinto che in fondo le popolazioni avevano ragione, e che potevano soltanto biasimarsi i mezzi adoperati per farla prevalere.