Di che il generale Morra di Lavriano e della Montà gli si mostrò riconoscente, e appena pubblicata la pastorale si recò al palazzo arcivescovile a ringraziarne l’autore mentre l’on. Crispi probabilmente incoraggiava qualche onoranza a Giordano Bruno.
I VESCOVI SICILIANI E I PRELATI STRANIERI
È strano che i vescovi siciliani—interpreti e seguaci di quelli del continente—abbiano tenuto un linguaggio ed una attitudine cotanto diversa da quella tenuta da illustri cattolici e da eminenti prelati stranieri—da monsignor Ketteler al canonico Maufang, dall’abate Hitzig al prete Mac Glynn, dal De Curtius e Lamoignon, a tutti gli scrittori, laici o ecclesiastici, dell’Association catholique.[46]
Di questa diversità è bene addurre alcune testimonianze scegliendole tra le più recenti. Così il Mac Glynn curato cattolico di New-York e seguace di Henry George, nel 1887 all’invito del suo vescovo di moderare la propaganda rivoluzionaria rispose: «ho sempre insegnato e insegnerò sempre nei miei discorsi e nei miei scritti, sino a quando vivrò, che la terra è di diritto la proprietà comune del popolo e che il diritto di proprietà individuale sul suolo è opposto alla giustizia naturale quantunque sanzionato da leggi civili e religiose. Vorrei subito, se lo potessi, far modificare le leggi del mondo intero in modo da confiscare la proprietà individuale senza alcuna indennità per i sedicenti proprietarî.»
Il cardinale Manning morì esclamando: «l’attuale società è selvaggia ed anti-cristiana e soltanto un socialismo cristiano può redimerla e salvarla.»
LA FEDE NELL’AVVENIRE DEMOCRATICO
Monsignor John S. Vaughan, arcivescovo di Westminster, perciò successore del Cardinale Manning, in un articolo (The social difficulty) pubblicato nella Dublin Review (Febbrajo 1894) non esita a dichiararsi socialista convinto; monsignor Keane, Vescovo di Richmond riconosce che «avviene un rivolgimento radicale sia nel metodo dei governi degli uomini, sia nelle relazioni della vita. Queste mutazioni possono riassumersi in una parola: è l’era della democrazia, della sovranità dei poteri popolari, della preponderanza del quarto stato. Non è qui il luogo d’esaminare la ragione filosofica di questa rivoluzione; ci basta di stabilire e di accertare un fatto, che non si può mettere in discussione e di esprimere la convinzione, che questo fatto non è opera del caso, nè del demonio, MA SI COMPIE PER DISEGNO DELLA DIVINA PROVVIDENZA.»
E monsignor Carini, da cui riporto le citate parole del Keane, esprime la stessa fede nello avvenire democratico di Europa e del mondo.
Oh! dite, Monsignor Blandini: manderete caritatevolmente al manicomio tanti altri vostri superiori o fratelli in Cristo, che vedono un’opera della divina provvidenza in ciò che voi considerate come l’opera di Satana?
SOCIALISMO E CRISTIANESIMO