Il vecchio tempio era parato a lutto: una gran striscia nera ondulava sulla porta dell'atrio e più lungi, al di là del cortile, altre striscie nere orlate di frangia d'oro velavano a mezzo l'entrata del tempio. Egli doveva saperlo, lo sapeva; tuttavia la realtà di quel lutto apparsagli d'improvviso sembrò rinnovargli il dolore. L'incredulità vaga che si impossessa della mente al primo annunzio di morte di una persona cara mutavasi in certezza davanti alla materiale prova, alla bandiera della morte sventolante sulla casa di Dio.
Un rispetto sacro rese ancora più pallide le guancie del fanciullo. Avanzò a piccoli passi tenendo gli occhi fissi sul cartello che fronteggiava l'entrata, smanioso eppur pauroso di leggere ciò che vi stava scritto. I caratteri gli sembravano confusi; non voleva incominciare dal principio; avrebbe desiderato conoscerli in un lampo di intuizione, non essere obbligato a decifrarli parola per parola. Gli pungevano le pupille, gli saltellavano davanti come piccole fiamme. Finalmente si fregò gli occhi, e lesse:
A
Gentile Lamberti
CHE FU ANIMA FIAMMA PENSIERO
CUI LA MATERIA NON GRAVÒ
MAI
LE FIGLIE IMPLORANO LIEVE LA TERRA
NELLA DIMORA ULTIMA
ASPETTANDO
XIII NOV. MDCC....
Ma l'impressione che ricevette fu meno dolorosa di quanto aveva temuto; insieme ad una commozione profonda che gli fece salire un gruppo alla gola sentì pure una specie di conforto grandioso, una elevazione del cuore alla immortalità vaga e sognante. Le tre parole anima fiamma pensiero gli rendevano vivo e vero ciò che era stato Gentile Lamberti; gli lasciavano intravedere la possibilità di sopravvivere a sè stessi in un mondo invisibile dove le anime si sposano fuori d'ogni rito e popolano la terra di tutto quanto palpita sovr'essa nella luce del pensiero.
Abituato alla solitudine e ad una lunga disciplina di vita interna, il fanciullo aveva la preparazione dovuta per ricevere l'impressione augusta del grande mistero. L'uomo di cui si celebrava in quel giorno il funerale era stato, nella sua scolorita esistenza di orfanello, l'apparizione più luminosa. Avvicinandolo, egli aveva sempre supposto che fosse differente da tutti gli altri uomini ed aveva provato il segreto desiderio di essergli figlio o parente per un inesplicabile bisogno di comunione colle idee e coi sentimenti da lui espressi. Quante volte, per parte de' suoi superiori, anche de' suoi maestri, la sensibilità del fanciullo era stata ferita, quasi offesa, quasi derisa, e da Gentile Lamberti mai!
— Gentile Lamberti, — ripetè, affascinato da quel nome che non vestiva più alcuna apparenza umana, che non corrispondeva più al timbro di una voce, al lampo di uno sguardo, che non aveva più significato al mondo, un nome che nessuno più portava — un nome morto — poche sillabe accozzate insieme, un suono senza senso — nulla dunque! — No, — disse ancora collo sforzo di una volontà latente che voleva reagire a qualunque costo, — un uomo simile non muore. Non sapeva donde gli venisse quella fede che gli dava tanto coraggio in mezzo allo schianto, quella energia nuova uscente per la prima volta dal suo gracile petto, nata quasi dal suo stesso dolore, ma la accolse largamente, la lasciò cadere a guisa di rugiada nella sua anima e se ne imbevve fino alla dolcezza.
Entrò allora nel tempio che era deserto. All'estremità della navata maggiore, davanti al vecchio altare dove un bassorilievo dorato risalta sullo sfondo di una tinta turchiniccia stridula e primitiva, era stato rizzato il catafalco. Lo scaccino girava ancora torno torno accomodando le pieghe del drappo nero; due banchi parati a lutto lo fiancheggiavano da una parte e dall'altra; alti candelabri tenevano gli angoli. Il fanciullo vedeva forse tutto ciò, ma non guardava, non capiva. — Il funerale è per le quattro — disse lo scaccino rispondendo a una donna che era apparsa dietro a un pilastro — e per quanto le parole fossero pronunciate a bassa voce, il loro suono si diffuse sinistro e cupo sotto la vôlta del tempio, sì che il fanciullo le udì e ne ebbe un sussulto. Anche questo egli sapeva, ma sentirlo dire da un altro gli parve brutale.
Sedette su un banco vicino al catafalco che si pose allora a guardare con intensità, accarezzandone coll'occhio ogni minuto particolare di colore e di forma, divagando di sensazione in sensazione, di idea in idea, secondo una particolare attitudine della sua immaginazione avvezza a prestare anima e vita a tutti gli oggetti che lo circondavano.
Così risalendo senza accorgersene dal suo dolore al suo affetto ed alla causa che li aveva generati entrambi, rivide sè stesso quando, pochi anni prima, era venuto a Milano dalla lontana provincia, senza che fosse stata versata una lagrima per la sua partenza, nè che una carezza lo avesse accolto all'arrivo. Orfano, allevato per pietà da parenti poco prossimi e troppo poveri per potergli essere di aiuto, affidato da ultimo alla sorveglianza meschina di un altro parente sconosciuto che lo tiranneggiava, i soli sorrisi, il solo conforto, le sole parole alte e buone gli erano venute da Gentile Lamberti. Come avrebbe potuto dimenticarlo? Rivedeva la casa ospitale dove soleva passare quasi tutte le sue ore di libertà, tanto vicino alle sue aspirazioni quanto sentivasene lontano nella casa dei parenti, ed era con tenerezza somma, con una vera commozione che rammentava l'indulgenza illuminata e paterna di Gentile Lamberti e le infinite volte che l'autorità incontestata di lui gli aveva mitigati i castighi.