Ma ecco senz'altro le parole del generale. "Avevo vent'anni. Sotto le mura di Sebastopoli la vita andava con un treno d'inferno: guerra, gioco e vino. Ci si coricava senza sapere se al domani si avrebbe potuto fare lo stesso, incerti d'ogni ora, d'ogni minuto, avendo la morte sulla soglia e bivaccando nelle nostre tende con una spensieratezza fatalistica per cui qualcuno di noi perdeva in una notte metà della sua sostanza. Nessuno pensava all'avvenire. La punta delle nostre baionette, la bocca dei nostri cannoni, tutto era lì. Il mio capitano salutava sempre l'alba con queste parole: Buon giorno, madama Morte, è oggi che mi prendi?

"Io non ricordo nella mia vita un tempo più pazzo e più eroico di quello.

"Un giorno, in un periodo di tregua, il pranzo che ci accolse tutti insieme per festeggiare l'onomastico del nostro colonnello prese, dalla solennità della circostanza e dal momentaneo riposo, un carattere di ricevimento mondano che fece penetrare sotto la tenda un soffio della patria lontana, delle nostre famiglie, delle abitudini care e signorili della nostra infanzia. C'era un mazzo di fiori sulla tavola, se non mi sbaglio; ma quello di cui sono sicuro, è che un sottotenente lesse dei versi. Avendo perduto la sera prima fino al mio ultimo soldo mi trovavo nella migliore disposizione per fare dei brindisi e non a parole soltanto.

"Col crescere dell'allegria i discorsi si portarono sulle donne. Io, avendo già molto brindato alla salute del colonnello, mi trovavo sprovvisto di argomenti sentimentali e inforcai lì per lì un tema sulla inferiorità della donna sostenendo che non sa amare se non in un modo meschino, gretto e privo di poesia. Lanciai anche con molta energia e discreta fortuna alcuni aforismi di questo genere: L'amore della donna è come la spuma dello sciampagna, se non si beve subito ricade sul piede del calice. La donna non ama che per vanità, per trovare una conferma della sua bellezza. La donna ecc. ecc.

"Ero all'apice de' miei trionfi oratori, quando mi accorsi di un personaggio che non avevo visto prima; me ne accorsi per la profonda tenacia dello sguardo che teneva fisso su di me, con una espressione inquietante, dove si poteva leggere tanto la disapprovazione quanto una non celata simpatia. E veniva quello sguardo dagli strani occhi bizantini, pieni di mistero, nerissimi, di un vecchio aitante nella persona, altero nel portamento, con una occulta sovranità di pensiero che si tradiva nel gesto regale, nella maestà tranquilla degli atti, nel corruscare delle pupille.

"Domandai al mio vicino chi fosse quell'ignoto commensale, ma non me lo seppe dire o lo dimenticai. In realtà dimenticai molte altre cose di quel pranzo memorabile. Dopo il cognac noi giovani formammo un gruppo a parte e quando mi mossi non vidi più al suo posto il vecchio dagli occhi nerissimi; tuttavia, forse per una allucinazione della mia mente esaltata, mi pareva che qualche cosa di luminoso fosse rimasto al di sopra del suo posto vuoto.

"Il giorno dopo stavo fuori della tenda, non ancora perfettamente snebbiato dai fumi della sera prima ed ero malinconico. Pensavo a mia madre; mi pareva di vederla nella sua poltrona di velluto verde, così bella ancora e così interessante nel suo pallore di donna delicata, volti il cuore e la mente all'unico figlio che adorava e che si trovava tanto lontano. Per la prima volta la morte mi si presentò sotto il suo terribile aspetto di divisione eterna. Potevo morire senz'aver riveduto mia madre, e lasciarla sola nel mondo, sola a piangermi! Tenevo il gomito appoggiato sul ginocchio e la fronte sulla mano, per cui non Lo vidi avvicinarsi, ma Egli mi raggiunse, e mi toccò sulla spalla—Egli, il vecchio.

"La stessa espressione di rimprovero triste e dolce stava sul suo volto. Mi alzai di botto, quasi obbligato a mettermi in una attitudine di rispetto davanti a quell'uomo singolare.

"—Fanciullo—Egli disse con voce tenera e grave—ieri voi avete bestemmiato.

"—È vero,—risposi, chinando la testa perchè nel ricordare i discorsi del giorno prima sentivo salirmi una vampa di rossore.