Ora, se i miei sogni d'amore erano caduti per sempre, non avrei potuto fabbricarmi una felicità sollevando a più alta cima i miei affetti? Escire dal mio piccolo io e comprendere ed amare le cose superiori non era ancora una salvezza, un porto in vista? Tanti anni sciupati in una vita meschina e senza scopo si potevano alla fine redimere. è sopratutto la fine (avevo letto in uno dei libri di mio cugino) che nobilita una esistenza, come la conclusione dà il valore di un'opera.
Adoperandomi a migliorare me stessa preparavo senza dubbio un bene per mio figlio. Senz'ombra di rimprovero, ma con una certa tristezza pensavo al modo col quale ero stata allevata io. I miei genitori erano pur buoni; mi avevano amata, si erano presa cura della mia salute; da piccina mi sorvegliavano perchè non avessi a cadere e fatta grandicella consultavano attentamente il colorito delle mie guancie, mi pesavano e conchiudevano che crescevo come un melo. Ma avevano mai posto mente, le care creature che non vorrei offendere neppure con un sospetto, allo svolgersi della mia piccola anima? Ero buona come loro e tanto bastava a quelle coscienze semplici. Comprendevo adesso che i genitori devono fare di più e questo compito riguardo al mio Alessio mi spronava, dandomi un ardore e una forza che non supponevo di avere.
Come fanno le persone che non cambiano mai, che sono ancora a cinquanta e a sessant'anni quel che erano a venti e a trenta? Io conosco un mercante girovago che quando viene ad offrirmi la sua mercanzia la svolge tutt'ad un tratto, sì che con una semplice occhiata si fa il giro della sua cassetta; e un altro ne conosco che slega i suoi batufoli gradatamente, apre ad uno ad uno i suoi cartocci e quando si crede che abbia finito tira fuori ancora qualche sorpresa.
Non riesco a trovare un paragone più nobile; in fondo però non arrossisco di eguagliarmi a così umili creature e questo confronto coi merciaioli mi fa sorridere. È uno strascico delle mie abitudini semplici, de' miei gusti modesti che non intendo di cambiare, anche ora che la mia mente si affaccia ad orizzonti più vasti. Ho trovato in me un'altra donna, è vero, ma questa non rinnega la donna primitiva. Noi andiamo a pari, da buone sorelle.
Il mutamento o meglio l'accrescimento della mia anima avvenne per gradi. Mi ricordo benissimo; io andavo aggiungendo tutti i giorni qualche trama a' miei sentimenti e nuove scoperte facevo sempre; ora dei punti oscuri che si illuminavano poco a poco, ora dei piccoli pertugi che si allargavano sopra vedute impreviste, ora un debole filo di luce che si faceva intenso, a cui si aggiungevano altri fili e diventava un fascio di raggi.
Mio cugino veniva regolarmente a trovarmi, sereno, calmo; mi portava i suoi libri, li discuteva con me, voleva assolutamente che gliene dicessi il mio parere. Io sbagliavo spesso ed Egli si accingeva a correggere le mie idee con pazienza, con una tenacia amorevole di uomo convinto, penetrato della sua missione. Nei giorni migliori, quando lo capivo bene, gli si manifestava in volto una gran gioia e una luce spirituale raggiava nel sorriso che si schiudeva sulla sua bocca come un fiore al sole.
Avanzandosi la bella stagione eravamo sempre fuori; o in giardino accanto ai rosai, o sotto le acacie, o nei piccoli sentieri adiacenti dove Alessio correva con una reticella in mano a caccia di farfalle.
—Avete cacciato anche voi le farfalle nella vostra infanzia?—chiesi una volta a mio cugino.
—Come no? L'uomo nasce con questo istinto e le farfalle, i coleotteri, i cervi volanti sono le sue prime vittime.
—Non le sole?