—Tutti?
—Tutti un poco e a certe ore.
Mi affrettai a togliere dalla testina di Alessio questa affermazione recisa dicendogli che gli uomini sono sempre buoni purchè il vogliano. Io ne ero tanto persuasa! Parlai, giuocai e risi con Alessio durante il resto del giorno. Verso sera caddero quattro goccioline di pioggia che ci impedirono di scendere in giardino. Alessio allora andò in cucina dove l'Orsola stava preparando certe conserve di suo gusto ed io mi posi al cembalo. Da quanto tempo non me ne occupavo più! Le cartelle di musica si trovavano in un grande disordine. Non sono mai stata una esecutrice di molto valore, avendo piuttosto disposizione per il canto che per la musica, ma conoscevo abbastanza bene gli spartiti di Porpora e di Scarlatti. Cercando così in mezzo alla vecchia musica, trovai una canzone che avevo dimenticata e mi venne voglia di provarla. Mi posi a leggerla con tanto ardore che non udii il passo di mio cugino; quando me ne accorsi smisi subito.
—Perchè?—Egli disse—ve ne prego, continuate.
—Oh! non merito un pubblico.
—Vi ho consigliato altre volte di non abusare della modestia, è una virtù deprimente. Scommetto che avete fra le mani un gioiello; lasciatemi almeno vedere.
—È una canzone antica.
—Che fa? Sono spesso così graziose queste canzoni. Incominciamo a leggerla.
"Un grido sconsolato "cade del mondo ai piè; "l'Amore s'è involato, "l'Amor, l'Amor dov'è?"
—Ebbene, dove volete trovare una spontaneità più fresca e più giovanile?