—Deve essere ben tardi!

—Sicuro che è tardi—replicò la mia buona Orsola, insistendo nella sua idea—appunto per questo deve coricarsi.

Mi alzai, inquieta, senza rispondere e andai ad appoggiarmi al davanzale della finestra dalla quale si scorgeva il viale in tutta la sua lunghezza e le aiuole del giardino peste e malconce.

—Poveri alberi, poveri fiori, come sono ridotti!—esclamai compassionando essi e il mio cuore insieme.

—Il temporale di questa notte è stato una rovina. Due alberi furono sradicati a poca distanza di qui e il figlio dello scaccino che si trovava in istrada venne buttato a terra dalla furia del vento.

Queste notizie non erano fatte per calmarmi. Egli pure si trovava in istrada sotto la bufera; io stessa ve lo avevo cacciato! Una specie di rimorso si aggiunse alla mia inquietudine e rimasi cogli occhi fissi sul viale, incantata da una nuova visione di dolore.

Entrò Pietro colla lucerna accesa. Io dissi ancora:

—Ma è dunque ben tardi!

Dietro l'inquietudine, dietro il rimorso, ecco sorgere una malinconia acuta che mi dava al cuore delle strette di morsa. Perchè non veniva?… Vi fu un momento in cui Alessio seguì l'Orsola in cucina ed io tornai a precipitarmi col busto fuori della finestra come se avessi potuto attirarlo col desiderio. Perchè non veniva?

Il cielo era buio con poche stelle. Un'aria purissima, frizzante, tutta imbevuta dei fiori e dei rami recisi palpitava al di sopra degli alberi, sembrava il respiro stesso della notte adagiata ne' suoi umidi veli. Dopo tanti giorni di caldura opprimente quella freschezza appariva una benedizione. Ma perchè Egli non veniva?