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Una donna d'ingegno od anche solo esperta della vita e del cuore umano avrebbe saputo trovare la parola efficace nel momento opportuno per finire una situazione equivoca e penosa. Io no. Riconoscevo la mia pochezza, la mia assoluta inettitudine. Amare e soffrire; non potevo far altro. Era forse per questo che Egli mi disprezzava? Non sapeva dunque che cosa vuol dire amare? Le altezze sublimi del suo spirito non lo avevano ancora portato su quella vetta dove l'universo scompare, dove senza pompa e senza riti si compie nel mistero della natura l'olocausto di un essere a un altro essere. Egli che aveva creduto di vincermi in un amore piccolo e volgare non sapeva di quale fiamma ardevo io. Non sapeva, non sapeva, Lui che sapeva pure tanto della vita!
Questo pensiero era il mio unico conforto, il mio rifugio, il mio orgoglio.
Ma il contegno di mio cugino doveva mutare ancora. Non più iroso nè sdegnoso, non più l'intenzione visibile di offendermi che era pure un modo di occuparsi di me; egli trovò un sistema di spensieratezza, di giocondità impudente che mi feriva molto di più e che mi disorientava. C'era in esso questo sottinteso: Povera donnicciuola che ti lusingasti per un istante di avermi allettato colla tua giovinezza appassita, la tua triste casa, il tuo piccolo cuore—vedi il volo della mia forte gioventù e fatti da parte. Nulla abbiamo di comune, io non mi curo di te.
Così ad ogni nuovo colloquio, contrariamente ai primi che tanta gioia e tanta ricchezza mi portavano, mi sentivo sempre più povera e meschina. L'evidente suo desiderio di ritogliermi tutto quello che mi aveva dato di simpatia, di stima, di confidenza, di devozione, di elevazione sembrava veramente farmi il vuoto d'intorno. Il filo che ci teneva uniti si assottigliava di volta in volta spaventosamente e il timore che si spezzasse mi faceva trascorrere fra un'ansia indicibile i giorni in cui non si lasciava vedere. Io volevo riconquistarlo a qualunque costo.
Oh! le malinconiche serate dell'inverno, con Alessio che si annoiava sui suoi libri dipinti, con Orsola e Pietro che mi guardavano in silenzio dal fondo dei loro occhi semplici e buoni, forse indovinando! Che tenerezza mi prendeva per quei cari vecchi il cui affetto si chiamava vita!
Ero, in certi istanti, vile. Quando l'angoscia mi stringeva più terribile mi veniva la pazza tentazione di domandargli una tregua, di muoverlo a pietà per il mio cuore che sanguinava. Mi pareva che gli avrei io chiesto scusa pur di rivedere il suo bel sorriso di un tempo e sentirmelo vicino con quella muta palpitazione delle fibre che tradisce la simpatia. Pure, quando Egli veniva a trovarmi, appena il suo passo ne rivelava la presenza anticipandomela, ogni sogno folle precipitava in fondo al cuore. Lo salutavo senza una alterazione nella voce, gli porgevo una mano di marmo; la mia freddezza sembrava crescere per una violenta reazione quanto più lo avevo desiderato e invocato, ma non era forse qualche volta eccessiva?
Un giorno temetti di essermi rivelata. Egli era entrato ilare e giulivo secondo il solito, forse con una punta di cattiveria nelle pupille della quale non mi accorsi che più tardi ripensandovi. Dopo i primi discorsi superficiali esclamò:
—Finalmente non sono più solo alla Querciaia. Rammentate il padiglioncino a destra, quello che fece fabbricare mio padre per disporvi le sue raccolte botaniche? Ebbene, l'ho affittato a due signore, madre e figlia, che avendo subìto dei rovesci di fortuna dovettero ritirarsi in campagna. È una buona notizia, nevvero? molto più che la figlia è un angelo di bellezza.
Centinaia di lucciole mi passarono davanti agli occhi. Egli mi domandò: "Vi sentite male?" con un tale accento che se avessi dubitato delle sue intenzioni me ne doveva rendere certa. Risposi che soffrivo da qualche tempo di capogiri, che li attribuivo alla mia vita troppo rinchiusa. Ardevo di chiedergli dei particolari su quelle signore, ma me ne guardai bene. Egli che aveva tanto desiderio di darmeli quanto io di saperli me li lasciò cadere dall'alto con preziosità ostentata. Disse che la signora era vedova di un colonnello, che era molto distinta, che sembrava assai delicata di salute; che la figlia le usava i più teneri riguardi, che era un piacere vederle insieme strette dal più soave degli affetti e così dignitose nella loro solitudine.