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Accagionare la donna di servizio del disordine della sua mente, in un momento di transazione com’è il nostro e mentre il disordine è generale, non sarebbe giustizia. Se tutte le donne, di tutte le classi, sono agitate, qual meraviglia che si agiti anche la donna di servizio? Ed è pur naturale che la sua agitazione davanti ai nuovi ideali democratici conservi la scorie delle aristocrazie antiche, cioè il pregiudizio e l’errore che le fanno accettare l’apparenza qual meta e la persuadono di eguagliarsi alla signore prendendone le vesti. Non è facile certamente togliere ad una mente rozza questa conquista puerile resa così accessibile per le migliorate condizioni materiali, ma è necessario accingervisi. Il principio democratico se vuole conservare il suo posto fra gli ideali deve promulgare l’eguaglianza morale ed è una negazione assoluta di tale eguaglianza il vergognarsi di essere operaio o domestico. Gli uomini devono esser eguali, non le vesti; e dal momento che ogni professione ha esigenze ben definite, nessuno pure dovrebbe rammaricarsi di sembrare esteriormente quello che è in realtà. Quando avremo fatto questo passo sulla via del progresso molti attriti scemeranno e si può sperare che invece dell’odio e dell’invidia che dividono le classi, una reciproca intelligente comprensione del vero ristabilirà i rapporti affettuosi fra padroni e domestici.

E però tra i padroni d’oggi troppo di frequente si contano i villani arricchiti a cui manca ogni tradizione di famiglia e che imbevuti della arroganza degli ultimi arrivati nulla fanno per affezionarsi e per educare i propri domestici; anzi si direbbe che col loro contegno mancante di tatto, di opportunità e di gentilezza contribuiscono al loro corrompimento.

ATTIVITÀ FEMMINILE

Da noi — mi diceva una signora tedesca — il cuoco maschio non esiste; in cucina è la donna che lavora.

E va benissimo. Sono anche pronta a concedere che in certi negozi a misurar trine e nastri, a spiegare velluti, a vender guanti, profumi, spilli, saponette, ventagli, ombrelli, calze, le donne ci starebbero meglio che gli uomini. Concedo pure che in un ordine superiore le maestre allarghino i loro orizzonti fuori delle prime classi e conquistino gradi più elevati di insegnamento quando speciali disposizioni ve le attraggano; così come le dottoresse di bambini potrebbero trovare un posto fra la levatrice e il medico e nelle Gallerie d’arte invece dei bidelli neghittosi meglio starebbe una donna con un lavoretto in mano.

Tutte queste occupazioni non escono dalle attitudini femminili e non snaturano la missione della donna. Ma quanto al divenire capi di officina, direttrici di strade ferrate o di trasporti marittimi, banchieri, deputati, ministri, come è nelle idee di qualcuno che abbiano a divenire, non solo non lo credo attuabile ma non lo credo perchè tale utopia non è nè bella nè utile, quindi senza ragione d’essere.

Veramente i miei avversari di ragioni ne espongono parecchie. Troppe io direi e spesso contradditorie; ma quelle che maggiormente si impongono sono tre: Per rendersi economicamente indipendenti. Per rivendicare il diritto all’uguaglianza. Per essere felici fuori della famiglia e del matrimonio. Chi non vede che quest’ultima le riassume tutte ed è forse la sola che a loro preme? Ma procediamo con ordine.

Dire che tutte le donne, principesse o contadine, dipendono economicamente dall’uomo[2] non risponde alla verità, perchè noi sappiamo che le donne ereditano al pari dell’uomo e nelle famiglie provvedute di censo esse dispongono della loro rendita liberamente. Le donne povere poi hanno sempre lavorato quando hanno potuto farlo ed anche quando i bisogni della casa e dei bimbi le avrebbero così utilmente ritenute fra le domestiche pareti; onde parmi che se un progresso è desiderabile questo è appunto che ogni madre di famiglia attenda alla famiglia e solo le giovani cerchino occupazione altrove. Per ciò basterà, come ho detto sopra, che gli uomini cedano alle loro compagne alcuni impieghi e professioni meglio adatte alla natura femminile senza che la donna invada tutte le attività maschili per le quali, oltre al non essere indicata dalla natura, è contrario l’equilibrio sociale e il suo stesso interesse, perchè, già difficili gli impieghi per gli uomini, quando in grazia della concorrenza troveranno i posti occupati, dovranno stare essi in casa ad aspettare il salario della moglie. Sarà questa una bella conquista per l’uguaglianza.

Si osserva che le mercedi essendo scarse il guadagno della moglie aiuta quello del marito a tirare innanzi la famiglia. Ma come tira innanzi? Una buona donnina scossa dalle parolone dei rivendicatori mi assicurava col candore dell’innocenza che in casa ella non aveva più nulla da fare e si sarebbe per ciò associata ai negozi del marito. — E i suoi tre figliuoli? — le domandai — Il primo lo tiene mia madre, il secondo mia sorella, il piccino è in casa colla donna di servizio. — Risposta testuale.