Ma chi non educa prima se stesso si illude invano di poter educare altri; l’educazione è opera così tenue, così impercettibile, così continua e silenziosa che esige un lavoro non mai interrotto di calma, di pazienza, di dominio di se stessi. Per questo meglio è indicata la donna non distratta dagli affari e dalle cure della professione. Quando l’uomo, il padre, stanco e irritato dalla sua giornata di combattimento, coi nervi tesi e il cervello ingombro ritorna a casa, non è quasi mai nelle condizioni favorevoli per educare. Tocca alla donna l’ufficio delicato ed importante di eludere le occasioni che lo farebbero trascendere, di calmare i suoi nervi, di spiegare nel modo più confacente ai teneri bimbi lo scatto di malumori che essi non possono comprendere e che offuscano con una nube di diffidenza l’immagine di colui che dovrebbe sempre apparire il migliore dei modelli.

La donna è in questa impresa infinitamente superiore al maschio per quelle stesse qualità di prontezza, di astuzia, di tatto che la scuola Lombrosiana le rinfaccia come suggello di inferiorità e che in altri casi meno nobili le servono di affilatissime armi. Sì, più pronta, più astuta, più agile, la donna elevata e saggia si servirà anche di queste attitudini particolari per raggiungere i suoi fini educativi, quei fini che essa sola può far trionfare per la gloria eterna della verità. Guai se tale donna venisse a mancare!

Un professore, che è anche un critico elevato e profondo, ha avuto il coraggio di confessare. “Noi possiamo dare, sì qualche spirito solido, laborioso, ma non riusciamo ad avvivare nelle tristi aule della scuola sentimenti generosi, non sappiamo far battere dei cuori, non sappiamo sviluppare delle anime„. Questo compito sublime spetta alla donna. Se lo lascerà essa sfuggire per correr dietro a inutili fatiche?

Proprio in questi giorni i femministi annunciano una nuova vittoria nel responso di trenta professori francesi i quali, interrogati sul risultato degli studi universitari rapporto alle donne, espressero l’opinione che detti studi le rendono mogli e madri migliori.

In qual modo non è detto; per cui mi è lecito prendere la loro affermazione come una di quelle frasi retoriche di uso corrente nelle scuole e che in fondo non vogliono dir nulla. Domanderò invece a questi signori su quali documenti hanno fondato il loro giudizio; evidentemente sugli esami e sulle classificazioni delle loro alunne, quanto dire sopra una prova troppo lontana e troppo prematura. Che ne sanno essi delle loro scolare quando hanno abbandonato i banchi? Perchè le vedono a passeggio con una balia tenente un pargoletto basterà questo a dichiararle mogli e madri migliori? È il superlativo migliore che io contrasto, badiamo, e sostengo come donna, cioè con autorità superiore a quella dei professori di Università, che qualsiasi studio non collegato alle nozioni morali e fisiche della maternità può forse suo malgrado lasciar sviluppare i buoni istinti naturali in una donna razionalmente conformata, ma non aiuterà mai nessuna a diventare moglie e madre migliore. Per me, non i trenta professori universitari hanno ragione, sibbene colui che scrisse: “Noi possiamo dare qualche spirito solido, laborioso, ma non riusciamo ad avvivare nelle tristi aule della scuola sentimenti generosi, non sappiamo far battere dei cuori, non sappiamo sviluppare delle anime„.

Nelle scuole si istruisce, raramente si educa; e in un gran numero di famiglie, purtroppo, nè si istruisce nè si educa. Teniamolo a mente noi donne, noi madri, e sia questa la meta di ogni nostro progresso.

[ INDICE] dei capitoli contenuti in questo volume.

Il concetto materialista nella felicità[pag. 9]
La donna e la cultura[33]
Ad una incognita (appendice)[53]
La parte della donna[61]
Guerra di sesso[73]
Per un milione di zeri[83]
Vecchie zitelle[105]
Il fanciullo[119]
La donna scrittrice[133]
Femminismo storico[163]
Schiave bianche[183]
La donna di servizio[201]
Attività femminile[217]
Uomini, uomini, donne, donne[233]
Tutte madri[245]

NOTE: