—Fu in quell'occasione che ti decidesti di andare al servizio?

—Io veramente non ci pensavo. La signora Oriani venne a trovarmi il
giorno del funerale e mi disse: «Che vuoi fare qui sola? Vieni da me.»
Non avevo nessuna ragione per rifiutare. Poi mi sono trovata contenta.
La signora Oriani è morta presto: anche questo era destino. E così va!

—Quanti anni hai adesso?—chiese Marta.

Appollonia rispose filosoficamente:

—Trentotto, trentanove o quaranta, chi lo sa!

* * *

Finalmente la vecchia cassa era stata aperta. Da molto tempo Marta chiedeva a suo marito che cosa contenesse, ma egli non sapeva dirglielo.

Ora, rovesciato il coperchio, apparvero alla rinfusa oggetti disparati: lembi di cortine, pezzi di frangia, un sacchetto di chiodi, due o tre libri, lettere, guanti usati e due spalline della guardia nazionale.

Si capiva che tutta quella roba era stata gettata là a casaccio, per disfarsene, abbandonata ai topi, alle tignuole ed alla muffa.

I libri erano: due volumi scompagnati di Walter Scott, una grammatica francese e una strenna, di quelle che usavano una volta, rilegate in cartoncino filettato d'oro, con la prefazione alla gentile lettrice e le vignette riparate dalla carta velina. Marta amava queste vecchie strenne; le aveva guardate da piccina, nelle sere invernali, aprendole prima adagio adagio, con precauzione, soffiando sulla carta velina per poterla voltare senza sciuparla e gettando dei piccoli gridi ammirativi ad ogni pagina illustrata. Più tardi vi aveva cercato le forme dell'amore nei sonetti romantici, nelle leggende delle castellane e dei paggi biondi, in certe frasi appassionate ed oscure. Diana di Poitiers le era comparsa innanzi così bella e poetica come Giulietta, come Desdemona, come Margherita. Al solo vedere una strenna le tornavano a memoria i versi che ella aveva imparati più volentieri di tutti gli altri, che l'avevano fatta piangere di tenerezza, quando aveva diciotto anni.