Dolci ore passavo nel salottino accanto allo studio del nonno, dove la zia Carolina lavorava insegnandomi certe canzonette francesi da lei imparate nel collegio di Madama Garnier.
Arlequin tient sa boutique
Sur les marches d'un palais
Il enseigne la musique
À tous ses petits valets:
À monsieur Pol, à monsieur Li
À monsieur Chi, à monsieur Nel
A monsieur Polichinel!
Guardavo anche con interesse la vecchia Teresa incantucciata dentro il vano di un uscio, sotto il portico, ad agucchiare indefessa intorno ai bucati trimestrali della famiglia e il piccolo Toni sotto il fico a spazzolare energicamente le scarpe del nonno e la lunga Francesca (quanto era lontano il mio viso dal suo) che sciacquava piatti in una vasca di nitido marmo fra quattro pareti fitte di rame di cui ogni oggetto splendeva come un sole. Io andavo dall'una all'altra di queste persone portata da un'aura di simpatia che rendeva il mio passo leggero come un volo. Nessuno mi sgridava mai. Mi sentivo felice.
E come erano belle le sere d'autunno in casa de' miei nonni! Quando il nonno tornava dai campi (aveva terre proprie e molte altre in affitto) si metteva il riso al fuoco e la famiglia vi si riuniva tutta intorno, il nonno, la nonna, la zia Carolina, la vecchia Teresa, la lunga Francesca, il piccolo Toni, ultimo Nicola che era andato a mettere a posto il cavallo. Saliva alta la fiamma sotto la cappa del camino gettando bagliori rossi sulle facce schierate in giro.