Quanti dice in latino ed in toscano
Spropositi solenni in versi e in prosa
Bietolon pedagogo da Buggiano.
Il Prete Lucardesi è per gli Accademici dello Scherno ciò che era il Cav. Medici per il Gigli e compagni. Anzi il Lucardesi ed il Medici hanno un canzonatore a comune in quella buona lana del medico Bertini, che al primo dedicava la Giampagolaggine, e al secondo dava i suoi responsi medici per il Gigli, il quale ce lo mandava per aver consulti sui suoi fierissimi dolori endecasillabi[61], di cui impietosiva il Medici con le sue lettere romane.
Bietolone sulle prime fece vista di non pigliarsi della canzonatura, e continuò a buttar giù versi e spropositi, tra cui quello di fare ammazzare, in un sonetto per monacazione, il gigante Golìa da Giuditta; sproposito raccolto subito dagli Accademici dello Scherno. La risposta prediletta del pedagogo buggianese era che gli autori de' sonetti non erano versati nella buona lingua, e il Carli rispondeva per tutti:
Non siam cruscanti noi, o Lucardesi,
E ce ne crepa il cor, ma sol ci basta
Quando vi diam del bue d'essere intesi.
Da questo momento il povero Bietolone non si può più muovere, che ha sempre addosso l'acuto sguardo del Carli. Cerca egli di scansarlo, e di attaccarla con altri, ma il Carli risponde sempre per tutti; e ogni festa dell'anno, ogni atto vero e supposto del pover'uomo gl'ispira sonetti cari e terribili. Siamo all'Epifania, e il Poeta vuol fare la capannuccia. Ho quasi ogni cosa (egli scrive ad un amico) i Re Magi, i pastori, la Vergine, il Bambino,
Ma perchè non ho l'asino nè il bue