O viver dolce de' nostri romiti,

C'hanno le mogli e po' il pan da' mariti!

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Nè ti stupire, lettor mio benigno,

Se quando posso, io l'accocco a costoro;

Che so il romito quanto egli è maligno,

Che da per tutto fa tristo lavoro.

Nè udirai mai alcuno fatto indigno,

Dove non entri qualchedun di loro:

Le rapine, le morti e gli adulterj