Arimodìa di poi (quella meschina

Che si gettò nell'acque, e che fu pasto

Di bue, oppur di vitella marina)

Fe' di metalli un così forte impasto,

Ch'è duro più di pietra diamantina,

E ne coprì quel corpo suo sì vasto

Da capo a piedi; e gli diè lancia e spada,

Che Dio ne guardi dove avvien che cada.

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Ed all'incontro il nostro Ricciardetto