[IV. 3]
NICOMACO, DAMONE.
Ni. Egli è venuto quel tempo, o Damone, che mi hai a mostrare se tu mi ami. E' bisogna che tu sgomberi la casa, e non vi rimanga né la tua donna né altra persona, perché io vo' governare questa cosa come io t'ho già detto.
Da. Io sono parato a far ogni cosa, pur ch'io ti contenti.
Ni. Io ho detto a mogliema che chiami Sostrata tua che vadia ad aiutarla ordinare le nozze. Fa' che la vadia subito come la la chiama, e che vadia con lei la serva sopra tutto.
Da. Ogni cosa è ordinata, chiamala a tua posta.
Ni. Io voglio ire insino allo speziale a far una faccenda, e tornerò ora; tu aspetta qui che mogliema eschi fuora e chami la tua. Ecco che la viene; sta parato. Addio.
[IV. 4]
SOFRONIA, DAMONE.
Sofr. Non maraviglia che il mio marito mi sollecitava che io chiamassi Sostrata di Damone! Ei voleva la casa libera per poter giostrare a suo modo. Ecco Damone di qua (oh, specchio di questa città e colonna del suo quartiere!) che accomoda la casa sua a si disonesta e vituperosa impresa. Ma io li tratterò in modo che si vergogneranno sempre di loro medesimi; e voglio ora cominciare ad uccellare costui.