Li. Saviamente.

Ni. Io lo feci spogliare, e' nicchiava; io me li volsi come un cane, di modo che li parve mill'anni d'avere fuora e' panni, e rimase ignudo. Egli è brutto di viso. Egli aveva uno nasaccio, una bocca torta; ma tu non vedesti mai le più belìi carni! bianco, morbido, pastoso, e dell'altre cose non ne domandate.

Li. E' non è bene ragionarne, che bisognava vederlo tutto.

Ni. Tu vuoi el giambo. Poi che aveva messo mano in pasta, io ne volsi toccare il fondo; poi volsi vedere s'egli era sano: s'egli avessi auto le bolle, dove mi trovavo io? Tu ci metti parole.

Li. Avete ragione voi.

Ni. Come io ebbi veduto che gli era sano, io me lo tirai drieto, ed al buio lo menai in camera; messi al letto; e innanzi mi partissi, volli toccare con mano come la cosa andava, che io non son uso ad essermi dato ad intendere lucciole per lanterne.

Li. Con quanta prudenzia avete voi governata questa cosa!

Ni. Tocco e sentito che io ebbi ogni cosa, mi uscii di camera, e serrai l'uscio, e me n'andai alla suocera, che era al fuoco, e tutta notte abbiamo atteso a ragionare.

Li. Che ragionamenti sono stati e' vostri?

Ni. Della sciocchezza di Lucrezia, e quanto egli era meglio che senza tanti andirivieni, ella avessi ceduto al primo. Dipoi ragionamo del bambino, che me lo pare tuttavia avere in braccio, el naccherino! tanto che io sentii sonare le tredici ore; e dubitando che il di non sopraggiungessi, me n' andai in camera. Che direte voi che io non poteva fare levare quel rubaldone?