I torneselli veneziani somigliano a quelli di Chiarenza nel peso, nella forma ed anche nella lega, alquanto inferiore a quella indicata dal Pegolotti. Sul diritto hanno la croce patente col nome del principe; ma, invece del castello da cui traggono il nome, portano il Leone di San Marco per la prima volta colle ali, accosciato in quella forma che dal nostro popolo fu detta leone in molleca, ed in termine di zecca leone in soldo, colla leggenda espressiva "V E X I L I F E R spazio V E N E T I A R V M".

Sebbene non si conosca la legge con cui fu ordinata la coniazione del tornese, possiamo essere certi che nella zecca di Venezia e non altrove essa fu cominciata dopo la metà del secolo XIV. Ne abbiamo la prova in una istanza del 20 giugno 1354 (19) di Giovanni intagliatore

"che da cinque anni lavora ad incidere i conî secondo gli ordini ricevuti, ed ora è occupato da mattina a sera per i tornesi che in questo momento si fanno in zecca".

In breve tempo il tornese incontrò tanto favore e se ne coniò tale quantità, che uno dei massari fu detto massaro ai torneselli, perché destinato a sorvegliare quella fabbricazione, e così pure troviamo nominati uno scriba ad tornesellos ed un pesatore ad tornesellos.

[Nuova pagina]

MONETE DI ANDREA DANDOLO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto A N D R punto D A N D V L O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M spazio V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q punto T V spazio R E G I S punto I S T E spazio D V C A, T SEGNO".

Tavola X, numero 7.