Sebbene queste informazioni non si accordino con quelle tratte dalle cronache poc'anzi ricordate, mi sembra che si possano con esse conciliare e sieno quindi meritevoli di fede e di attenzione. Il prezzo di 3 lire e 4 soldi, è senza dubbio, il valore legale del ducato, valore mantenuto durante alcuni lustri, ed in questa circostanza, in cui si tratta di conservare la memoria dei prezzi dei commestibili durante la carestia, i cronisti ne fanno menzione speciale per mostrare di essersi basati sopra di un valore fisso e normale. Invece i vari prezzi segnati dal patrizio negoziante si riferiscono, secondo ogni probabilità all'aggio, che in tempi tanto calamitosi era naturale facesse la migliore moneta d'oro ricercata dai banchieri e dagli speculatori. Questo aumento di prezzo del valore del ducato è tanto più facile a spiegarsi, perché l'oro in quel tempo era assai basso relativamente all'argento, ed anzi cominciava a riprendere la via dell'aumento con quelle oscillazioni che accompagnano ordinariamente simili spostamenti di proporzioni monetarie.
Oltre agli importanti provvedimenti, che avevano lo scopo di regolare la moneta d'argento con notevoli mutamenti nel peso e nel tipo del grosso e del soldo, si trovano nei registri del Senato e nei capitolari dei magistrati, altri decreti di minore importanza, ma pur meritevoli di essere ricordati. È per esempio interessante la deliberazione del 18 gennaio 1378 (1379) che bandisce i Carrarini coniati di fresco a Padova (11), perché tale moneta est cum magna utlitate nostri inimici et damno terre nostre, e mostra quale era lo stato degli animi durante una guerra fraterna.
Nel capitolare dei massari all'oro, trovansi alcune altre disposizioni di ordine interno e tra esse le seguenti: 2 dicembre 1376 (12), si accorda agli ufficiali della zecca dell'oro di poter intervenire al Maggior Consiglio nelle feste solenni come è concesso agli ufficiali della zecca dell'argento: — 4 maggio 1379 (13), si incaricano gli ufficiali della moneta dell'argento di far cambiare ogni tre mesi i pesi dei ducati, e così pure devonsi visitare le bilance ed i pesi dei cambiadori a Rialto ed a San Marco; i pesi abbiano un bollo dal quale risulti che sono stati verificati: — 4 maggio 1379 (14), creazione di due nuovi massari all'argento col salario di ottanta ducati annui. — Finalmente il 16 settembre 1381 (15) una legge del Senato riduce gli stipendi di tutti i magistrati ed ufficiali dello stato; quelli degli addetti alla zecca restano modificati come segue: ai massari all'argento, invece di lire otto di grossi all'anno si danno lire sei, oltre gli utili consueti; a quello che fa i tornesi lire due di grossi, invece di quattro; al pesatore dei torneselli ducati cinquanta, invece di sessantacinque; all'altro pesatore lire quattro di grossi, invece di cinque; ai massari dell'oro lire sei di grossi, invece di dieci, e così al pesatore dell'oro.
Dalla gentilezza del cavalier Riccardo Predelli mi venne comunicato un documento assai importante per la storia delle imitazioni del ducato veneziano e tale da meritare di essere riportato:
"Exemplum litterarum missarum per dominum Ducam Crete. . .
Serenissime domine. Ducali Excellentie serie presentium patefiat quod die XXVIIII mensis septembris nuper preteriti nobilis vir Iohannes Moro, ambaxiator olim missus ad parte Theologi, redivit Candidam. Ipse enim ambaxiator, secundum quod scriptum et commissum sibi fuit, firmavit pacem cum domino illarum partium cum pactis et capitulis consuetis, et cum additionibus infrascriptis videlicet: quod idem dominus contentus fuit delere cunim ducatorum, et precipere quod in terris suis, vel aliqua ipsarum terrarum, non stampentur amplius ducati ad formam ducatorum vestrorum. Et hec promisit, attendere et observare con iuramento specialiter modo facto. . .
Date Candide, primo octubris, none Indictionis (1370)" (16).
Dominus Theologi era l'emiro di Aidin, nome dato dai mussulmani alla provincia dell'Asia Minore che comprende la maggior parte dell'antica Jonia ed una porzione della Lidia. Questo territorio formava, nel XIV secolo, uno dei dieci principati indipendenti in cui si smembrò il grande impero fondato dai Sultani Selgiucidi in Icona, per l'invasione dei Tartari Mongoli e la morte di Aladino (Ala-Eddyn III, 1299).
La capitale del principato era Theologo, l'antica Efeso, che aveva cambiato il suo nome in onore di San Giovanni apostolo detto dai greci il santo Theologo, [Greco[Aghiòs Theologòs]Greco] che i turchi, per difetto di pronuncia, cambiarono in Ayasoluk. Theologo fu nel medio evo una capitale fiorente ed un centro commerciale importante, frequentato principalmente dai Genovesi di Metelino e di Scio, e dai veneziani, che vi tenevano un console; menzionato dal Pegolotti che vi dedica parte d'un Capitolo (17) dove segna le derrate che vi si desiderano e le misure che vi si usano, chiamandolo col nome di Altoluogo di Turchia, con cui era conosciuto dai mercanti italiani.
Paolo Lambros in una sua pubblicazione stampata in Atene (18) e poscia riprodotta nella Revue Numismatique (19) ha fatto conoscere per la prima volta un gigliato anonimo coniato a Theologo: sono pur note monete dello stesso genere dei principi mussulmani di Magnesia e di Caria, ma nessuno sin'ora aveva sospettato che il ducato veneziano fosse stato anch'esso imitato in quelle regioni. Le monete preferite in levante e particolarmente nelle isole dell'arcipelago e sulle coste dell'Asia Minore, dove erano frequenti i contatti coi mercanti latini, erano in quel tempo i ducati di Venezia ed i gigliati napoletani che si imitavano nelle zecche di Cipro, di Rodi, di Mitilene e di Foglie. È noto che nel 1357 il senato di Genova, in seguito alle rimostranze dell'inviato veneziano, Raffaele Caresini, aveva scritto una lettera energica a Francesco Gattilusio signore di Mitilene, per fargli conoscere i lagni dei veneziani in causa delle monete d'oro coniate nei suoi possessi coll'aspetto del ducato, ma con metallo meno perfetto (20). Siccome l'esperienza c'insegna che le monete imitate in una zecca sono facilmente riprodotte in quelle dei paesi vicini, che si trovano nelle stesse condizioni geografiche ed economiche, così non deve sorprenderci che i principi mussulmani dell'Asia Minore, i quali non avevano respinta l'idea di porre la croce di Cristo sulle monete coniate per ordine loro, facessero disegnare sul ducato l'effigie del Redentore ed il principe inginocchiato dinanzi a San Marco. Resta ora a vedersi se di queste contraffazioni sieno rimaste le traccie, e quali tra i tanti ducati di origine manifestamente orientale possano ritenersi coniati a Theologo od Altoluogo.