Il valore di un soldo veronese dato al mezzanino risorto nella zecca di Venezia è anche confermato da un altro interessante decreto del 13 maggio 1410 (10) nel quale si stabiliscono i valori proporzionali fra le monete veneziane, le imperiali e quelle estere che correvano nella parte della Lombardia appartenente a Venezia, e nel quale, in mezzo alle varie monete enumerate, si trova Mezaninus venetus, sive soldus de Verona. In questa tariffa, in cui si determinano i prezzi delle monete in circolazione nella Lombardia veneta, si attribuisce alla lira imperiale propria di quella regione, un valore doppio della lira veneziana. Tale rapporto si conservò costante, e troviamo menzione anche nel secolo XVI (11) di una lira bresciana uguale due lire venete.

Abbiamo di questo tempo una monetina d'argento, coniata per Zara e Dalmazia, che ha stuzzicato la curiosità dei numismatici per il suo valore e per lo stemma che vi è raffigurato; ma essa va collocata in un capitolo speciale dedicato alle monete anonime, che, mancando della data e del nome del doge, non possono sempre con sicurezza essere attribuite ad un principe piuttosto che ad un altro.

Venezia nel 1404 acquistava il possesso di Scutari nell'Albanìa, dove esisteva già una zecca, che continuò a battere monete secondo i sistemi monetari ed i tipi locali, con Santo Stefano protettore della città da un lato e dall'altro il leone in soldo colla iscrizione "S punto M A R C V S spazio V E N E T I A R V M". Lazari, nel suo lavoro sulle monete dei possedimenti, dubitava della esistenza di quella officina e riteneva lavorate a Cattaro le monete col nome di Scutari, ma alcuni documenti, rinvenuti più tardi dimostrano chiaramente che la zecca di Scutari lavorò per ordine del Senato sino alla metà del secolo XIV.

Non è mia intenzione di occuparmi per ora della zecca di Scutari, né di quella che ebbe Cattaro, venuta in possesso dei veneziani nel 1420; forse, potranno esse dare argomento ad appendici speciali, che saranno non inutile complemento allo studio delle monete della zecca di Venezia.

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MONETE DI MICHELE STENO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "M I C h A E L punto S T E N apostrofo", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XIII, numero 12.