Per completare le notizie relative alle monete di poco valore, ricorderò che nel 17 maggio 1464 (23) il Senato ordinava la coniazione di tornesi per i bisogni della flotta e dei possessi del Levante, assegnando 300 ducati per comperare l'argento necessario per comporli.
Gli inconvenienti che avevano fatto pensare ad una riforma della moneta d'argento non erano cessati e se ne risentivano il commercio e la zecca, che vedeva diminuire i suoi lavori e quindi i suoi redditi. La questione fu portata in Senato il 27 settembre 1468 (24), ma la discussione riuscì tanto agitata ed i pareri così divisi, che non fu possibile prendere un partito, per cui il nobile consesso fu costretto a deliberare che per un anno non si parlasse di fare monete nuove né di abolire le vecchie, sotto pena di cento ducati. Intanto fu ordinato alla zecca di non coniare grossi, né grossoni, ma soltanto soldini, provvedimento che nel 21 ottobre 1468 (25) fu sospeso per quei mercanti che avevano già depositato l'argento in zecca.
Passato l'anno, non havvi memoria che la questione sia stata ripresa, solo nei manoscritti di V. Lazari trovo il seguente cenno:
"1471 22 marzo. C. X. Provision de monede, grossi, grossoni, borri",
tratto forse da qualche cronaca che non seppi rinvenire. In ogni caso fu una semplice discussione che non ebbe risultato, perché la riforma monetaria fu decretata nel 20 maggio 1472, quando Nicolò Tron si trovava già da sei mesi sul trono ducale.
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MONETE DI CRISTOFORO MORO.
Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "C R I S T O F apostrofo punto M A V R O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di
stelle, quattro a sinistra, cinque a destra, "S I T punto T punto
X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo punto T V spazio R E G
I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".