Nel 18 aprile 1414 (13) ai due massari all'oro ne sono aggiunti due nuovi con 80 ducati annui di salario, e si permette che vecchi e nuovi possano, alla scadenza dell'ufficio, essere confermati in carica. Nel 30 gennaio 1415 (1416) i massari all'oro si riducono nuovamente a due soli, con 120 ducati all'anno, e, votati i quattro esistenti, si confermano Pietro Ghisi e Michele Contarini, che raccolgono il maggior numero di voti (14).
Mancando i due massari all'argento, ed essendo stato soppresso quello ai torneselli, il Senato, nel 30 aprile 1416 (15), ordina che sieno nominati tre massari col salario di 100 ducati e le solite utilità, e l'11 novembre 1417 (16) si regolano alternativamente le mansioni in modo che uno dei tre debba sorvegliare la fabbricazione dei torneselli e dei piccoli.
Altre modificazioni nel numero e nello stipendio dei massari furono deliberate in vari tempi, ma durarono poco, ritornandosi al numero primitivo di due per l'oro e tre per l'argento; così talora fu concesso di rinominare gli uscenti, ma si finì coll'ordinare la contumacia di due anni, secondo il sistema tradizionale nelle magistrature veneziane.
Non è chiarito chi eleggesse anticamente i massari delle monete, che dipendevano dal doge e dal Consiglio Minore: una legge del Maggior Consiglio del 21 agosto 1287 (17) stabilisce che la elezione dei massari all'oro ed alla moneta possa esser fatta dal doge unitamente ai consiglieri ed alla Quarantìa, e nel 1327, 15 novembre (18), il Maggior Consiglio ordina che tutti gli affari che riguardano l'oro e gli uffici relativi, come pure quello dei grossi tonsi (tosati), sieno trattati e deliberati dalla Quarantìa, a cui delega i suoi poteri. Il 1 aprile 1354 il Maggior Consiglio delibera che i massari all'oro siano eletti ad una mano dal doge, consiglieri e capi, ed a due mani dal Maggior Consiglio, ma non più dalla Quarantìa (19). Ognuno degli eletti debba presentare sei mallevadori per lire 1000 ciascuno, e colle stesse formalità siano eletti i massari all'argento.
Nel capitolare dei massari della moneta è prescritto, all'articolo 9, che sulle monete sia fatto un segno per conoscere in qual tempo sieno state coniate.
Il costume di segnare le monete con punti, ora rotondi ora d'altra forma, collocati in vario posto, per conoscere lo zecchiere che era responsabile della fabbricazione, è antichissinio. Tali punti o segni si trovano pressochè in tutte le monetazioni di governi potenti ed estesi, dove molte erano le zecche ed abbondanti le emissioni, ed appariscono anche su molti denari carolingi coniati in Francia ed in Italia. Appositi registri tenevano nota dei nomi corrispondenti ai segni, il cui significato era ignorato dal pubblico e che perciò si dicevano punti secreti di zecca.
Le prime monete veneziane non avevano alcun segno; ma quando la coniazione del grosso divenne assai copiosa, per controllare la bontà di una così importante moneta, che formava il vanto e l'utile della zecca, si dovette ricorrere a tale pratica; ed infatti vediamo alcuni segni, prima semplici poi alquanto complicati, che nel campo del rovescio, presso alla figura seduta del Redentore, distinguono i grossi di tutti i dogi da Jacopo Tiepolo in poi, per oltre un secolo. A questa consuetudine venne fatta una sensibile modificazione verso la metà del secolo XIV, sostituendo ai punti o segni le lettere dell'alfabeto, che distinguono i mezzanini ed i soldini riformati al tempo di Andrea Dandolo. Non conosciamo il decreto che istituisce il mezzanino, ma una deliberazione della Quarantìa del 9 febbraio 1345 (1346), fortunatamente conservata da Marino Sanuto, essendosi perduti i registri originali (20), ci avverte che, posta la questione se le nuove monete progettate si dovessero fare di argento fino come il grosso, o misto con rame, il Consiglio si pronunciò per l'argento fino, con 27 voti contro 7. Queste monete sono evidentemente i mezzanini, che devono essere stati decretati poco tempo dopo, ed i soldini, di cui conosciamo il decreto in data 8 aprile 1353 (21) dove è ordinato che sulla moneta sia scolpita la prima lettera (sillaba) del nome di battesimo del massaro. Così si continuò a segnare la moneta d'argento per tutto il secolo XIV e per buona parte del XV; ma quando fu modificato il peso ed il fino del grosso e del soldo, col decreto 6 febbraio 1420 (1421) (22), si introdussero alcuni cambiamenti nell'aspetto ditali monete, fra cui principalissimo quello di indicare le iniziali del nome e del cognome del massaro all'argento, uso che venne continuato poi sempre nella zecca veneziana.
Eguali prescrizioni incombevano ai massari all'oro, come si rileva dalla rubrica XI del loro capitolare (23) che dice: Item semo tegnudi de far far segno in la moneda, la qual nu faremo far azò che lo sia cognosudo che la sia fata a lo tempo delo nostro ficio de moneda, e quelo segno lo qual serà fato scrivere mo in ti nostri quaderni. Non ostante il maggior pregio del metallo, i massari all'oro non diedero a tale pratica minuziosa l'importanza che vi avevano accordata i loro colleghi preposti all'argento, per cui, tratte poche eccezioni, adottarono lo stesso segno ponendo sotto il gomito di San Marco un punto rotondo, e solo raramente una crocetta. In tal modo, perduto lo scopo che aveva informato sifatto provvedimento, si finì per abbandonarne l'uso, e la moneta d'oro veneziana non ebbe alcun segno, tranne le doppie, gli scudi e loro frazioni coniate negli ultimi tempi, sui quali pezzi erano notate le iniziali dei massari.
Sarebbe molto interessante conoscere la spiegazione dei segni che si trovano sui grossi del XIV e XV secolo, ma ignoriamo i nomi dei massari, come pure la corrispondenza dei segni. Anche la spiegazione delle lettere ci riesce incompleta, perché gli elenchi dei massari non cominciano se non tardi e, toltine i nomi che si trovano nei registri della Quarantìa e del Segretario alle Voci, conviene cercar gli altri nei documenti e nei registri dove sono casualmente nominati.
Darò l'elenco che ho potuto compilare, alquanto più completo di quelli che furono stampati sin qui, notando la fonte dove ho trovato la notizia e le iniziali stampate sulle monete che corrispondono ai nomi dei massari.