"cum die secundo dicembris nuper elapsi captum fuerit in isto consilio, quod masarii monete habere debeant octo Ovrarios et octo monetharios pro faciendo monetam parvam, scilicet denarios parvos albos et quartarolos. . .".
Evidentemente si tratta di tre qualità di monete che vengono comprese sotto la comune denominazione di moneta parva e cioè denari parvi, albi e quartaroli; l'albo è la stessa cosa che il bianco o, per meglio dire, è la sua traduzione nel latino burocratico, giacché sarebbe stato inutile aggiungere un'altro aggettivo al denaro, ch'era già accompagnato da quello solitamente usato di parvus.
L'ultima volta che a Venezia, troviamo nominato il bianco è nel 26 agosto 1348, in una parte della Quarantìa (8) che autorizza il Massaro di quindicina a far fabbricare quella quantità di bianchi che credesse conveniente; dopo quel giorno non se ne trova più menzione e ciò corrisponde anche alle monete che si conservano nelle raccolte, dove l'ultimo bianco porta il nome del doge Andrea Dandolo.
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MONETE DI VITALE MICHIEL II.
Mezzo denaro, o Bianco (un ventiquattresimo del soldo). Mistura, titolo 0,070 circa. Peso (9), grani veneti 8, (grammi 0,414): scodellato.
1. Dritto. Croce patente accantonata da quattro punti triangolari entro due circoli di puntini, altri due circoli di puntini chiudono l'iscrizione "croce punto V punto M I C, legatura H, C quadrata segno, spazio D V X punto".
Rovescio. Busto di San Marco visto di faccia, con aureola di nove punti o stelle, due cerchi concentrici di puntini separano la figura dall'iscrizione, altri due chiudono l'iscrizione "croce punto S punto M, legatura AR, C V S spazio V, legatura NE".
Regio Museo, Parma.
Tavola V, numero 1.