"item faciam fieri istam monetam taliter quod erit a soldis novem et uno denario et tercia, usque ad medium denarium pro marca".
e cioè se ne devono trarre soldi (di grossi) nove e denari 1 e un terzo sino a denari 1 e e mezzo ossia denari (grossi) 109 e un terzo sino a 109 e mezzo, il che dà per ogni grosso un peso, che oscilla fra grani veneti 42 e 14 centesimi e 42 e 8 centesimi e può ridursi alla media di grani veneti 42 e un decimo, peso assai vicino a quello rilevato da Lambros (6) dall'autorevole volume del Pegolotti: La pratica della Mercatura.
Lo stesso prezioso documento ci dà anche il fino del grosso e dell'argento veneziano colle seguenti parole del Capitolo 73:
"Preterea tenor et debeo ligare et bullare vel facere bullare totum argentum quod mihi per mercatores presentabitur ad ligam de sterlino, etc".
Da ciò rileviamo che la lega del grosso era quella dello sterlino, la migliore del medio evo, istituita dai mercanti tedeschi dell'Hansa. Pegolotti nel Capitolo LXXIII (7), intitolato A che leghe di monete, assegna ai viniziani grossi once 11 denari 14, titolo che colla formula usata nella zecca di Venezia, si diceva a peggio 40, ciocché vuol dire che dei 1152 carati componenti una marca, 40 soli erano rame o lega, il resto argento fino. A sistema decimale questo titolo corrisponde a 0,965 e quindi sulla media di grani veneti 42 e un decimo, il fino del grosso rimane grani veneti 40 e 62 centesimi di buon argento, che diviso per 26 dà per ogni denaro o piccolo un peso d'argento puro di grani veneti 1 e 56 centesimi, che è approssimativamente la quantità di metallo che si è ritrovata nelle analisi da me istituite su tali monetine.
Altra moneta coniata per la prima volta da Enrico Dandolo è il Quartarolo o quarto di denaro, pezzo di rame con poco argento, creato per servire alle minute contrattazioni. Così ne parla Andrea Dandolo nella sua cronaca dell'anno 1264 (8), narrando la prima costruzione del ponte di Rialto in legno;
"Civitas quoque Rivoaltina, quae mediatione Canalis hactenus divisa fuerat, nunc ex lignei pontis constructione unita est, et appellatus est Pons ille de Moneta, quia priùsquàm factus esset transeuntes monetam unam vocatam Quartarolus valoris quartæ partis unius denarii Veneti nautis exsolvebant".
Carli (9), che riporta questo passo, incorse, traducendolo, in una di quelle sviste non impossibili anche ad un uomo dotto, e prendendo il denaro per soldo, diede al quartarolo il valore di un quarto di soldo. Meno scusabili sono invece tutti gli altri, i quali, dopo di lui trattando del quartarolo, copiarono religiosamente l'errore, senza accorgersi mai di una differenza tanto rilevante, che dà al quartarolo un valore di tre piccoli, cioè dodici volte maggiore del reale.
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