Dato per unico criterio l’inesorabile anzianità, a voler provvedere bene, sarebbe necessario un buon sistema di reclutamento. Invece, se ci fu mai cosa che suscitasse l’ilarità generale, fu appunto il regolamento per gli esami ai posti delle biblioteche. Chi non lo ricorda? Si chiedeva al candidato un po’ di tutto, storia, letteratura, legge, medicina, matematica, lingue antiche e moderne... ci fu chi disse che s’era dimenticato un esame pratico di ostetricia. Ebbene, che risultato se n’è avuto? Questo, che i posti secondari nelle biblioteche se li tengono avvocati che non trovarono cause, medici senza clienti, ingegneri in ozio, professori senza scolari, insomma tutti gli spostati che hanno avuto la fortuna di passare all’esame per l’indulgenza degli esaminatori atterriti dall’enciclopedico programma. Ci sono le sue eccezioni, lo so! ma nella massa siamo lì, e da questa massa verranno i futuri bibliotecari del regno d’Italia; quod Deus averta!

Lo strano è che con questo bel sistema di reclutamento si siano avuti fin ora degli impiegati onesti. Ella notava alcuni furti accaduti nelle biblioteche del regno e specialmente nella Vittorio Emanuele di Roma. Non sarebbe difficile farne una lista lunghissima, ed è noto che molte delle cose nostre rarissime od uniche bisogna cercarle ora nelle biblioteche inglesi. Con tutto ciò io dico e sostengo che gli impiegati sono onesti, poichè colla facilità del furto e colla paga derisoria che hanno, avrebbero a quest’ora dovuto vendere anche le scansie.

L’anno passato, mentre facevo il mio tirocinio in biblioteca per il bel sfogo di prenderci cappello, capitarono due tedeschi. Non parlavano nè francese, nè inglese, nè italiano. Io di tedesco ne masticavo allora meno che ora e non c’era modo di intenderci. Finalmente uno di loro, grande e cogli occhiali d’oro, disse: Marcus Tullius Cicero. Oh, il latino! Fu una idea luminosa, e cominciai a parlare la lingua di Cicerone con una eloquenza da fare arrossire il Vallauri. E la dicono una lingua morta! S’intende che in biblioteca non si porta l’abito di società. Il regolamento vuole che in un dato mese dell’anno si spolverino tutti i libri; operazione che richiederebbe parecchi mesi a farla bene, un personale numeroso e sopratutto il trasporto dei libri giù nel cortile, se no la polvere rimane in biblioteca. Il regolamento è furbo! Si fa dunque come si può, e la polvere, si sa, non manca mai nelle biblioteche, che sono chiamate appunto polverose. Ma la polvere dei libri sporca i panni, ed ecco perchè si va vestiti alla meglio. Io poi andavo tanto alla meglio, che molti visitatori, ai quali facevo da cicerone, allungavano la mano per regalarmi mezza lira; rifiutata, s’intende, con un gesto di pudicizia offesa, degno d’esser fuso in bronzo.

I miei due tedeschi parlavano tra di loro in tedesco, e allor chi li capisce? S’entra nella sala dei manoscritti e domandano di vedere quel che c’è delle Epistole di Cicerone. Ne reco parecchi codici preziosi, quando quello dagli occhiali mi strizza l’occhio e mostrandomi un codicetto in pergamena mi dice nella più pura lingua del Lazio se glielo voglio vendere. Mehercule! dissi io: an te pudet, Germane... Chi sa che bella pagina di latino ha perduto la moderna letteratura! S’intende che i due tedeschi se ne andarono scornati e il codice è ancora là, nel suo scaffale. Ma faccia conto che al mio posto ci fosse stato un povero diavolo carico di famiglia e di fame! Non c’è che stracciare una scheda e stender la mano ai marenghi. Dunque? Dunque, cosa strana, gli impiegati delle biblioteche non sono forse al loro posto, ma sono onesti.

Conclusione:

1. L’Italia è il paese che ha più biblioteche e meno bibliotecari.

2. Se ci sono ancora biblioteche in Italia, si deve alla fenomenale onestà degli impiegati retribuiti come tutti sanno.

3. Se si tira avanti così, verrà il giorno che essendo le biblioteche italiane in Germania o in Inghilterra, il bilancio risparmierà le paghe del personale.