Tempo fa, tanti versi non si stampavano in un anno. E non si dica che la roba che si stampava allora era meglio di questa, perchè per rispondere basterebbe domandare dove quella roba sia andata a finire. Si scrive dunque e si legge molto più che non si leggesse o stampasse una volta.

Piangano pure i critici dolorosi. Noi speriamo che i ministri dell’avvenire scrivano Italia senza g e non si facciano raddrizzar la grammatica dei discorsi della Corona dall’onorevole Massari.


NANÀ


Avete ragione di dolervi che le donne perdute tengono troppo posto nell’arte moderna; ma avete torto di meravigliarvene. Tengono nell’arte lo stesso posto che nella società. Il loro nome è legione e sono arrivate a diventare una corporazione, una classe retta da leggi speciali, che ha i suoi diritti e sopporta carichi determinati, tra i quali non ultimo la tassa d’esercizio che ingrassa così degnamente il fondo dei rettili.

Qui non è luogo da cercare la causa per cui la Venere vulgivaga ha tanti altari e culto così universale. Si può deplorare il fatto, ma bisogna accettarlo, studiarlo, discuterlo, non metterlo in tacere come fanno le anime timorate e conservatrici. Quando bene vi facciate il segno della croce e diciate le più efficaci giaculatorie passando per certi vicoli, non rimedierete a nessun male, non arresterete un momento la carie che rode l’ossa a tante sciagurate. In Italia però è privilegio soltanto degli scienziati, medici o statisti, l’occuparsi di queste cose. L’ipocrisia cattolica che informa ancora i nostri costumi ci costringe a strillare come oche spennate se capita un poeta od un romanziere che ne parli a voce alta. A tacere, intanto, il male cresce e c’è il caso di trovarsi presto in un bel pasticcio.

Emilio Zola non ha ipocrisie. Potrete discuterlo come artista, preferire le sentimentalità di Paolo e Virginia alle crudezze dell’Assommoir, ma non potrete negare che egli dica quel che vuoi dire, senza circonlocuzioni, senza riguardi. Questa letteratura precisa, che ha le brutalità dell’inventario e le illusioni dello stereoscopio, dovrebbe andare a genio a tutti coloro che fanno professione di odiare e di maledire la retorica. Accade invece il contrario, a maggior gloria ed onore della logica, e pare oramai che sia diventato retorica anche il dire la verità. Si dice che l’uomo sia un animale ragionevole, ma qualche volta non pare.