Ma basta. Venire agli anni più vicini non giova, perchè i ricordi sono troppo amaramente vivi e le obiezioni all’apologia, se sono facili, possono però sembrare appassionate. Si desidera solo di sapere che razza di lingua sia quella usata dal Massari. Lingua italiana non sembrerebbe.

Così, scorrendo coll’occhio le prime cinquanta pagine, senza essere molto delicati, si possono trovare alla pagina terza gli eventi grandiosi e si può leggere nella quinta incominciarono la loro vita publica con la carriera militare, e se carriera si vuol prendere per strada, pare che si dovesse cominciare a camminare non con una ma in una carriera. E se questa vi pare troppa pedanteria, dite che cosa è addirsi alla carriera militare (pag. 17).—Mettersi in risalto (pag. 18)—Carlo Alberto pigliava interessamento alle sorti dell’esercito (Id.)—Gli eventi si fazionavano al pensiero (pag. 22)—L’esercito aveva raggiunto un risultamento (pag. 27)—Palle vibrate da mani italiane (pag. 43)—Nel proseguio di tempo (pag. 58), ed altre parole e frasi da far inorridire Attila, flagellum Dei.

Per conchiudere con un sentenza, poichè si parla di un libro di sentenze, bisognerà dire che non si poteva rendere peggior servigio al povero generale La Marmora. Proprio non lo meritava.


STORIA DI VENEZIA NELLA VITA PRIVATA


Assistiamo proprio ad una fioritura di storia veneta. Questo giornale, che ha la buona abitudine di additare ai suoi lettori le opere più importanti che vengono alla luce, rese già conto del volume del Morpurgo. Ed ecco gli editori Roux e Favale di Torino hanno dato fuori la Storia di Venezia nella vita privata, cioè l’opera di P. G. Molmenti che vinse il premio Querini-Stampalia.

Non c’è niente di perfetto a questo mondo, e anche l’opera del Molmenti ci sembra tutt’altro che scevra di difetti. Lasciamo quel che riguarda i fatti o le riflessioni sui fatti: l’Istituto veneto ha giudicato e a noi non spetta rivedere i giudizi della dottissima Accademia. Ma per finirla subito con quel che ci pare debole in questo libro e bere l’amara pozione ad un tratto, diremo che il peccato più grave lo troviamo nell’arte. Non si dice che il libro sia scritto male, certo però è scritto in fretta. La stessa pagina sembra alle volte scritta da due persone diverse, tanta è la disuguaglianza dello stile. Accanto a certi periodi che paiono dettati col calore della lirica, si trovano strane negligenze, come a pagina 143, dove si fanno ruminare certi animali che non ruminano mai. Ma basta.