FILOSOFIA


C’è un articolo nella legge Casati, e nelle successive, che dà facoltà al ministro della istruzione pubblica di nominare alle cattedre universitarie vacanti, senza bisogno del sacramentale concorso, gli uomini che siano illustri nella scienza di cui appunto è vacante la cattedra.

Questa è la legge: e, che io mi sappia, la legge non contempla il caso delle opinioni più o meno ortodosse dei professori. Ed alla legge, anche a quella firmata dal Casati, faccio tanto di cappello. Non si dirà che il Casati fosse un gran repubblicano od un ateo pericoloso.

Questa è la legge, ed un ministro del re ne usa in un senso che non piace ad una fazione politica o ad una setta filosofica. Ed ecco gli strilli, le proteste, i vituperi, come se il presente disordine di cose fosse in pericolo! Oh, si grida, con che autorità il ministro a giudicare di cose scientifiche? Il dar la patente d’illustre ad uno, è un ledere la libertà dell’insegnamento, perchè impone quasi ai professori le simpatie filosofiche del ministro. È un abuso, una illegalità, una infamia...

Calmatevi, bollenti teisti! Chi dà questo diritto al ministro è la legge Casati, e questo diritto fu usato cento volte da cento ministri. Solo che, quando si trattò di nominare i seguaci della metafisica del Mamiani, nessuno mosse bocca, e si che le celebrità si potevano discutere. Ma ora che una nomina non va a versi a tutti quei centomila preti male spretati che insegnano la filosofia ufficiale nei Licei e nelle Università italiane, le rane gracidano ed invocano da Giove un re assoluto.

Il ministro ha questo diritto per legge, e se non vi piace, fate mutar la legge. È strano poi che in questo caso si è voluto di una questione di diritto fare una questione personale, obbedendo ad animosità piccine che dovrebbero avere il pudore di nascondersi quando si tratta di cose ben più elevate che una biliosa ira tra ministri vecchi e nuovi. Non ho mai visto il Baccelli, non temo e non spero gli avversari: ma quando la legge gli dà ragione, io sono zero via zero, ma gliela do anch’io.