PROPRIETÀ LETTERARIA
Signor Lettore, io sono un modesto editore tipografo, sconosciuto forse a Lei ed a parecchi suoi amici, ma non a tutti coloro che in queste campagne (o rus, quando te aspiciam!) si occupano dei presagi del tempo, dell’epoca migliore per seminare, mietere, vendemmiare, concimare e simili atti ragionevoli che in fondo sono, oso dirlo con legittimo orgoglio, la vera ricchezza della nazione. Qui, in Casalecchio di Reno, florido comune a sei chilometri da Bologna, io solo esercito la nobile professione dell’editore tipografo, io solo ed i miei due compositori possiamo vantarci eredi e continuatori di Aldo Manuzio; io solo e me ne tengo, stampo gli avvisi del municipio in caratteri elzeviriani.
Ma il vanto della mia antica e celebre officina non è solo questo. Video meliora; faccio di meglio. E infatti qui, a Casalecchio di Reno e non altrove, dalla mia tipografia editrice esce alla luce quell’opera lodata, quella illustre fatica d’ingegno e di sapere che è il lunario intitolato il Barbaverde. Ed è il celebre Barbaverde che predice con matematica sicurezza il freddo in gennaio e il caldo in luglio. Al Barbaverde bisogna ricorrere per sapere a puntino le morti de’ principi, le eclissi, i movimenti di truppe; le feste mobili e la vera cabala del lotto. Nessun lunario, nemmeno il Casamia nelle indicazioni relative all’alea del lotto (alea jacta est!) può farla in barba al Barbaverde, che costa soltanto venti centesimi.
Dodici anni di vita onorata ha il mio Barbaverde. Nessuna delle sue predizioni, e ne vado altamente superbo, nessuna fu oggetto di richiamo per parte de’ compratori, il che dice a troppo chiare note come le abbiano viste verificarsi. Ed io lieto, orgoglioso dell’opera mia, anche in quest’anno (il tredicesimo!) coll’illuminato concorso del brigadiere dei reali carabinieri avevo fatto gemere i torchi, avevo gettato nel burrascoso mare della pubblicità il mio lunario pieno zeppo di saggi consigli e di utili predizioni. Quand’ecco un’infausta voce giunse al mio orecchio. La tipografia editrice del dottor Balanzoni in San Lazzaro di Savena presso Bologna, con insigne spreco di ogni elementare regola di educazione e di proprietà, riproduceva parola per parola il mio tredicenne lunario, cambiando solamente il suo antico ed onorato titolo in quello volgare ed osceno di Barbagialla! Malesuada fames!
Raccapricciai! Così a Bologna dal mio avvocato, che mi consigliò di munirmi della Proprietà letteraria.
Per questo, stia a sentire, comprai due fogli di carta bollata da una lira e venti centesimi l’uno. Ci stesi, in doppio originale firmato, la mia brava domanda al signor prefetto della provincia, a norma dell’articolo 1 del regolamento per l’applicazione delle leggi 25 giugno 1865, n. 2337, e 10 agosto 1875, n. 2652, approvato con R. Decreto pure 10 agosto 1875, n. 2680. S’intende che le due domande erano scrupolosamente stese secondo il modulo A, e portavano in seno due esemplari del mio Barbaverde, che costa venti centesimi. E s’intende pure che, prima di portare le domande in prefettura, portai la mia persona dal signor ricevitore del registro, in mano del quale pagai dieci italiane lire di tassa a norma dell’articolo 2 del citato regolamento. E colla ricevuta, le domande e un po’ d’asma, salii le interminabili scale del palazzo del governo.
L’impiegato che mi ricevette fu gentilissimo. Si cavò e si rimise la pipa in bocca in segno di saluto, come noi facciamo col cappello, e mi permise di accostarmi al caminetto. Quando gli ebbi contato il mio affare, pipò alquanto ironicamente, prese con delicatezza le mie domande e ci scrisse sopra un certificato secondo il modulo C., da esser poi trascritto sopra apposito registro a norma del noto regolamento. Ed Ella crede senza dubbio che la cosa finisse qui, ma sbaglia! errando discitur, e l’impiegato mi raccomandò di tornare dopo tre giorni.