Anch’io ebbi al liceo un prete spretato che mi insegnò i sillogismi infallibili pei quali si dimostrava anzi si toccava con mano l’esistenza di Dio. Dopo, ho sentito dire che un certo Emanuele Kant con altrettanti sillogismi aveva dimostrato il contrario. A chi credere? Nello stesso liceo m’insegnarono il gran teorema del quadrato dell’ipotenusa, che il professore chiamava il ponte degli asini. Ebbene, non ho mai trovato nessuno che abbia dubitato della dimostrazione, meno astrusa, meno superba di quella dell’esistenza di Dio, ma più certa, ed indegna da un onest’uomo che non era mai stato prete. Il professore di greco mi faceva spiegare quel benedettissimo Senofonte, e dopo ho trovato che tutti lo spiegano alla stessa maniera: ma ho trovato che tutti poi avevano idee diverse da quelle dell’ex prete filosofo. E quando, cresciuto d’anni, mi sono voltato indietro per vedere la strada fatta, ho rimpianto amaramente il tempo sciupato a mettermi in testa delle panzane mamianiste, contiste, vacue e sacerdotali.
Che nelle Università ci siano dei professori di filosofia, pazienza. Vorrei solo che una volta alla settimana fossero obbligati a discutere tra loro sopra un dato punto di filosofia, s’intende, con la camicia di forza, per impedire le vie di fatto. Queste discussioni edificherebbero gli studenti sulla serità di certe dottrine e di certe riputazioni, e sarebbe questo il maggior vantaggio che si potesse trarre dall’insegnamento della filosofia nelle Università. Ma che la filosofia s’insegni anche ne’ licei, e si insegni come s’insegna ora, mi pare che sia cosa che dovrebbe dar da pensare ai ministri della istruzione che si dicono progressisti e democratici.
Ma pur troppo ci sono a questo mondo dei pregiudizi che superano le forze, non che di un ministro, di una intera classe di persone. Andate a dire che la filosofia è un passatempo come il giuoco della briscola, e sentirete che strillo! Sentirete ricordare Platone, Aristotele, San Tommaso, Gioberti, Rosmini, Mamiani, Conti ed una miriade di simili glorie nazionali ed estere, come se tutto il tempo perduto nelle speculazioni metafisiche da questa brava gente avesse cavato un ragno da un buco, come se non avessero imbrattato dei quintali di carta col solo vantaggio degli altri colleghi in filosofia, che non avendo altro da fare sono stati felici di avere una nuova teoria da ridurre in polvere impalpabile. Aggiungete, che tutte queste inutili discussioni che vertono più spesso sopra equivoci che sopra opinioni, sono e saranno sempre chiuse in un campo ristrettissimo di adepti, che sono iniziati al linguaggio cabalistico dei filosofi i quali sotto le pompose e grecizzanti parole nascondono astrazioni tanto sottili, che spesso non le capiscono nemmeno loro. A che cosa servono questi fuochi dell’intelligenza? Si bandiscano pure i poeti dalla repubblica di Platone, ma non ci lasciamo i filosofi: altrimenti la repubblica diventa una gabbia di matti... metafisici.
Non sarebbe ora di vedere un poco che razza di sciocchezze ontologiche, di sciocchezze metafisiche, di teorie codine, di sistemi cattolici e paolotti si insegnano nelle nostre scuole? Non sarebbe ora di fare un po’ di bucato?
Se fosse vero che un ministro ci pensasse qualche volta!