[8] Che Dio ci liberi e scampi tutti! È un accidente.
[9] Concimaia.
[10] Il Conte Felice Gavazza, banchiere, riputato per uno dei più ricchi bolognesi.
SI SCUSA PER AVERGLI MOSTRATO POCO RISPETTO[*]
Mio diletto Signor, poichè vedesti
Senz'alcun velo il negro mio misfatto,
Signor, perdona e fa che in te non desti
Scandalosi pensier l'orribil fatto.
Nel momento fatal forse dicesti:
«Cos'è quello, per zio?! Divento matto?
È questo l'occhio dell'Argia? Son questi
L'aspetto e i vezzi suoi? Mo niente affatto!»
E ben dicesti! Anch'io quanto mi posi
Viceversa così, pensai lo stesso
E tu lo sai che non te lo nascosi;
Ma, deh, quell'affaraccio dell'ingresso
E il panorama che alla folla esposi,
Scordali, Cocco, e sposami lo stesso!
[*] Recatasi incontro a S.M. l'Imperatore, salì sopra un palo e,
urtata dalla folla, cadde a capofitto, mostrando al suo sperato
amante, com'ella dice, poco rispetto.