Nell'insieme le colline dell'anfiteatro del Tagliamento con le dolci ondulazioni separate da ampi avvallamenti e con la incerta idrografia, presentano i caratteri tipici del paesaggio morenico; esse però non sempre sono ridenti per rigoglioso rivestimento di vegetazione spontanea, o per ricche coltivazioni o per densità di abitati; non ostante la varietà degli elementi che costituiscono il suolo, questo è nelle bassure nel dominio delle paludi e degli acquitrini, nelle alture spesso ricoperto appena da prati o da radi querceti o da acacie e presenta poche località abitate. Se non mancano i vigneti ed i campi ben coltivati, nel complesso la regione appare assai meno fertile di quella eocenica e di parte della stessa pianura. Più nudi ancora dei morenici sono poi i rilievi di conglomerati terziari racchiusi dall'anfiteatro, tale è il caso di quello di Ragogna, dove non mancano nemmeno manifestazioni carsiche[19].
Altri depositi glaciali.
Altri depositi glaciali. Il grande ghiacciaio del Tagliamento lasciò entro l'area da noi considerata ben pochi depositi morenici oltre quelli dell'anfiteatro qui sommariamente considerati, in genere abbandonò solo massi erratici più o meno dispersi. Un sottile velo morenico riveste la sella pianeggiante di Togliezzo (m. 510) e materiale glaciale contribuisce, assieme ad una caratteristica soglia rocciosa, a chiudere, salvo il breve varco del fiume, la valle di Resia presso Resiutta. Resti morenici di una digitazione del ghiacciaio del Fella sono anche nella valle di Resia fra Stolvizza e Coritis.
Una serie di piccoli ghiacciai ebbe, come già s'accennò, il versante settentrionale della catena del Ciampon; ne sono testimonianza sicura i piccoli apparati morenici che si trovano al pian di Tapou (da 850 a 950 m.), nella valle del Rio del Sole (a circa 750 m.), in quella di Pozzus (fra 750 ed 800 m.) ed in quella della Moeda (verso i 750 m.), ed altresì il circo della casera superiore di Gleriis. Circhi sono anche nella catena Montemaggiore-Stol, solo però al nord dei due tratti più elevati della cresta. È incerto se alcune piccole conche che sono a settentrione della punta del Matajur sieno in rapporto con azioni glaciali, comunque l'insieme dei dati finora raccolti nelle Prealpi Giulie tende a provare che il limite climatico delle nevi trovavasi durante l'epoca glaciale (vurmiano) intorno ai 1300 metri sul mare.
Ben più notevoli delle morene ultimamente indicate sono quelle abbandonate dal ghiacciaio dell'Isonzo. A dir vero nella valle principale i terreni glaciali, pur essendo abbastanza frequenti specialmente nel tratto fra Caporetto e S. Lucia — l'ultimo lembo che segnerebbe il limite inferiore del ghiacciaio, è quello presso Sala — non sono però molto considerevoli, nè costituiscono un apparato in alcun modo paragonabile a quello del Tagliamento. Lo sarebbe piuttosto, salvo le dimensioni assai minori ed altri caratteri speciali, l'insieme dei depositi abbandonati nella regione fra Louch, Prossenicco, Bergogna, Sedula, Boreana e Creda, dal ramo del ghiacciaio dell'Isonzo che, insinuandosi per il passo di Starasella, occupava l'alta valle del Natisone. Prescindendo anche dalla singolare barra rocciosa di Robic, la di cui presenza va certamente posta in relazione col lavoro erosivo del ghiacciaio (soglia di diffluenza) alla potenza accumulatrice di questo si deve in buona parte la morfologia di quella ridente regione; accanto alle vere morene, costituenti rilievi con caratteristiche forme d'erosione, sono qua e là pure argille le quali sembrano depositate in raccolte d'acqua di sbarramento glaciale.
Del resto il ghiacciaio dell'Isonzo — come in qualche caso quello stesso del Tagliamento — potè determinare sbarramenti di valli laterali, ma dove poggiava la sua fronte produsse una escavazione che come quella del campo di Osoppo, fu occupata da acque lacustri e poi interrita. Si hanno appunto tracce di un lago posglaciale nella regione fra Caporetto e Tolmino. Altri indizi di una notevole azione erosiva del ghiacciaio sono del resto nella valle principale dell'Isonzo ed in quelle laterali, come alla soglia di Starasela, donde passava il ramo del Natisone (il quale mandava anche una digitazione a sud fin verso il Pulfero, mentre il ramo principale penetrava nella conca di Bergogna, profittando per lo scolo delle acque di fusione della stretta di Pradolino), e alla confluenza del rio Uccea. Anche questo era infatti rimontato da un ramo del ghiacciaio dell'Isonzo, che sembra in uno dei più antichi periodi glaciali superasse anche la sella di Tanamea e penetrasse nella valle del Torre fino al bacino di Vedronza. Questo ramo ha però lasciato resti insignificanti.
Nelle Prealpi Giulie non mancano nemmeno tracce di morene non spettanti ai periodi glaciali, ma agli stadî d'arresto o di piccolo avanzamento che ebbero luogo durante l'ultimo ritiro dei ghiacciai. Tali sarebbero alcune morene locali della Valle di Resia ed il minuscolo, ma caratteristico apparato morenico — deposto da un piccolo ghiacciaio della catena del Musi — della Madonna di Carnizza. Queste morene spetterebbero allo stadio detto di Bühl durante il quale il limite climatico delle nevi era da 200 a 300 m. superiore che non nell'epoca glaciale (vurmiano), da 900 a 1000 più basso di oggi.
Formazioni quaternarie ed attuali nelle regioni non occupate da ghiacciai.
Formazioni quaternarie ed attuali nelle regioni non occupate da ghiacciai. Però, conviene avvertirlo, la maggior parte delle Prealpi Giulie, e specialmente delle regioni montana e pedemontana, rimase al di fuori di qualunque invasione glaciale. Nell'area stessa continuarono quindi, si può dire ininterrottamente, i normali processi del disfacimento meteorico e dell'erosione delle acque correnti, onde la maggior estensione dei suoli di trasporto o di locale alterazione e la impossibilità di una netta determinazione dell'età dei terreni stessi in relazione con l'epoca glaciale. Lungo i pendii dei monti si formarono estesi ricoprimenti detritici di falda, che oggi si presentano sotto forma di brecce, quali si osservano per esempio nel versante meridionale del Bernadia o di crostoni conglomeratici, sviluppati, come si disse, specialmente sui declivi meridiani della catena del Ciampon e di quella Montemaggiore-Stol; simili formazioni si osservano nella stessa valle del Tagliamento, ove si fondono alla base con le antiche alluvioni fortemente cementate di questo fiume[20]. Le formazioni stesse stanno ad indicare effettivamente i fianchi, tuttora conservati nelle parti superiori, ove non giunse l'azione erosiva del ghiacciaio, della valle preglaciale del Tagliamento. Mentre nella regione montuosa prima, durante, e dopo l'epoca glaciale, si andavano accumulando abbondanti materiali di falda, nelle basse colline e specialmente nella regione verso Cormons i terreni eocenici subivano un processo di disfacimento meteorico per il quale appaiono rivestiti di suoli argillosi rossastri simili al lehm. Ma, come ovunque, i materiali di accumulazione furono abbondanti specialmente nei fondi delle valli e nella pianura ove li portavano i varî corsi d'acqua della regione. Abbondanti alluvioni quaternarie non mancano nelle stesse valli occupate dai ghiacciai, sono anzi assai diffuse in quella di Resia, in quella dell'Isonzo e nella stessa del Tagliamento. Nelle due prime anzi formano notevoli sistemi di terrazzi. Ma più abbondanti che mai appaiono le alluvioni quaternarie nelle valli prealpine che furono in parte sgombre di ghiacciai e specialmente dove sboccano nel piano. Caratteristiche serie di terrazzi alluvionali presentano le valli del Torre presso Tarcento, quella del Cornappo presso Nimis, quella del Natisone da S. Pietro in giù e parecchie altre. Nella regione pedemontana fra il Torre e l'Isonzo con i grandi trasporti di materiali avvenuti durante il quaternario determinarono un caratteristico fenomeno che si può dire di sovralluvionamento della pianura, per cui lembi di questa penetrano in certo modo nelle valli occupandone anche le più interne insenature laterali e seppellirono d'altra parte le falde prima subaeree dei colli pedemontani in modo che alcune parti più sporgenti di questi poterono qua e là rimanere come rilievi isolati che sorgono dai materiali di trasporto fluviale. Codesto sovralluvionamento — il quale va accentuandosi verso l'Isonzo — fu opera soltanto dei corsi d'acqua maggiori, onde in corrispondenza a quelli meno attivi poterono risultarne ristagni d'acqua, di cui si trovano talora anche oggigiorno le tracce, tanto fra le colline a contatto col piano, quanto nell'interno delle valli. Le aree tuttora paludose attorno alla collina di Buttrio, molti depositi di argilla dei margini della pianura, i sedimenti con conchiglie lacustri della valle inferiore di S. Leonardo di Savogna, sono tutti da mettersi in relazione col sovralluvionamento accennato.
Particolari alla valle del Tagliamento sono gli ampî conoidi torrentizî, generalmente terrazzati, di cui i più notevoli sono quello del Rio Vegliato di Gemona e i Rivoli Bianchi di Venzone. Gli ultimi sono tuttora assai attivi e presentano per gran parte della loro estensione un suolo ghiaioso in continuo movimento ed aumento. Questi conoidi costituiscono rispetto al campo di Osoppo qualcosa di simile ai ben maggiori dei fiumi prealpini rispetto alla bassa pianura veneta, onde la presenza ai loro piedi di una zona di grosse sorgenti simili a quella ben nota dei fontanili. Il sottosuolo del campo di Osoppo è, in parte almeno, costituito da materiali sottili, e ciò in relazione con la esistenza al suo posto di un lago di escavazione e di sbarramento glaciale successivamente colmato; ma alla sua superficie prevalgono i materiali ghiaiosi portati dal Tagliamento che oggi stesso ha un amplissimo letto di piena. Gli altri fiumi della regione entro l'area da noi considerata corrono per lo più in letti ristretti e affondati nei terreni sedimentari della regione o nelle loro stesse antiche alluvioni. Suoli recenti sono abbastanza estesi nell'area dell'anfiteatro morenico, sotto forma di alluvioni minute o di torbiere, ma di essi si fece già cenno precedentemente. Qui basti rammentare che alle torbe sono sempre associate argille, spesso, come quelle, utilizzate industrialmente e che le une come le altre sono indizio di stagni o di laghi.