| Gemona | Podresca | Tarcento | |
| Inverno | 288,5 | 281,7 | 377,2 |
| Primavera | 671,5 | 577,0 | 340,1 |
| Estate | 636,3 | 559,0 | 464,3 |
| Autunno | 703,3 | 604,5 | 387,6 |
Dall'uno e dall'altro prospetto risulta chiaro che il periodo più piovoso dell'anno è l'autunnale ed in esso specialmente il mese d'ottobre, il periodo meno piovoso è invece l'inverno ed il mese con minori precipitazioni quello di gennaio. Nel calcolo dell'acqua caduta nei mesi invernali è stata compresa anche la neve sciolta. Osservazioni speciali sulla caduta di questo elemento non sono state fatte in nessuna delle tre stazioni suaccennate, nè sulla sua altezza nè sulla frequenza, solo pel 1906 si hanno per Gemona due giornate di neve.
Il Tellini che ebbe nei suoi studî[59] ad occuparsi anche di questo elemento dà una media altezza di mm. 901 per Gemona, di 616 per Lusevera, di 207 per Faedis, di 446 per Podresca, non è però noto da dove questi dati sieno stati ricavati, non avendo la seconda delle pubblicazioni accennate in nota un opuscolo illustrativo.
In ogni modo, fatta eccezione per i luoghi elevati sul mare e per le vallate più interne, si può ammettere che la quantità inedia annuale di neve non è troppo abbondante, nè troppo frequente e non persiste nemmeno per lungo tempo sul suolo. Dalla predetta seconda pubblicazione del Tellini si può ricavare che i giorni di neve sono annualmente a Gemona 7, a Lusevera 6, a Faedis 6, a Podresca 8, a Caporetto 10, a Palmanuova 7, a Gorizia 3, e che essa permane in media da 10 a 25 giorni sul suolo in quasi tutta la regione illustrata, escluse naturalmente le zone più elevate dove permane molto di più.
Ritornando alle precipitazioni acquee si deve anche ricordare come, oltre ai dati delle citate stazioni, se ne abbiano anche altri come quelli di Caporetto (mm. 2321,3 dal 1901 al 1905), Cividale (mm. 1939,0 per il 1876), Gorizia (mm. 1650,6 dal 1870 al 1901 escluso il 1880), Maria Zell (mm. 2377,3 per il 1899-1900), Lusevera (mm. 2484,3 per il 1884-85), ecc.
Tenendo presenti tutti questi dati una cosa risalta subito agli occhi; la stessa che abbiamo qui visto risaltare dal computo annuo dei giorni sereni, misti e coperti. La precipitazione va aumentando gradatamente dal sud verso il nord della regione studiata. La ragione è semplicemente rintracciabile. Come è noto sono specialmente i venti di scirocco, provenienti quindi da sud ovest quelli che portano per solito la pioggia. Arrivando in Friuli essi incominciano a incontrare le basse montagne eoceniche e poi proseguendo a nord sbattono contro alle alte catene secondarie del M. Ciampon, dei Musi ecc. le quali essendo più alte hanno un potere di condensazione molto maggiore delle prime e quindi producono via via una più grande quantità di pioggia.
Movimenti aerei. Venti e brezze.
Movimenti aerei. Venti e brezze. Le cose che anche su questo punto si possono dire non hanno una base sicura, non essendo fondate su alcuna osservazione regolare. La parte orientale della regione, specialmente quella corrispondente in senso lato al bacino del Natisone è battuta come la pianura Friulana, dalla bora, prevalentemente nell'inverno, nella quale stagione qualche volta assume una impetuosità veramente straordinaria, dal vento stesso sono invece quasi completamente esenti per le loro particolari condizioni geografiche trovandosi riparati dalle prossime elevazioni la riviera di Faedis, Tarcento e Magnano e la stessa valle del Tagliamento, nonchè l'anfiteatro morenico. In questa ultima regione è invece abbastanza comune il vento di nord o tramontano che pure può soffiare con forte violenza. I venti prevalenti nelle varie parti delle nostre Prealpi sono in fondo in stretta relazione con l'orografia della regione; la completa protezione poi delle correnti settentrionali che offrono le catene più interne ad alcune aree pedemontane (la Riviera predetta, il Collio ecc.), spiegano assieme alla scarsa altezza ed alla meno alta umidità ed alle minori precipitazioni, la mitezza del clima, per cui esse meriterebbero la stessa celebrità che sotto tale aspetto già gode Gorizia. Meno mite è invece il clima appena ci si interna nelle vallate e ciò non solo per il crescere dell'altezza, ma anche per la maggiore esposizione ai venti. Fra questi vanno qui menzionate le brezze di monte e di valle, caratteristiche specialmente delle giornate calme e comunissime particolarmente nella regione corrispondente al bacino del Tagliamento, dove si presentano con sufficiente costanza e regolarità; meno notevoli, sebbene frequenti, sono nella valle del Torre, più rare in quella del Natisone. Con le brezze di valle che, come è noto, soffiano durante la parte calda del giorno, sta evidentemente in rapporto il frequente coprirsi di nubi delle creste montuose più elevate, durante le ore meridiane delle giornate serene di estate, nubi che talora danno luogo a piogge. Moti temporaleschi sono però generalmente di provenienza occidentale e si risolvono talora in grandinate devastatrici, che colpiscono specialmente la regione pedemontana.